Il 31 dicembre è il momento in cui ci prepariamo a virare per entrare nel nuovo anno.
Aspettiamo la mezzanotte come un equipaggio aspetta l'annuncio del timoniere, "Viro!", per cambiare mura. Cambiare è il verbo che meglio si abbina a futuro e, in questa fine 2024, il cambiamento è quello che auguriamo a tutti. In particolare ad alcuni giovani che sono entrati a far parte del nostro equipaggio. Sono saliti a bordo con un bagaglio pesante. Nelle loro sacche, insieme a calzini, maglioni e scarpe, ci sono errori, dolori, solitudini, paure, sconfitte. Un sacco di zavorra che rischia di mandare a fondo le loro vite.
Sono arrivati a bordo confusi, sfiduciati, rassegnati. Però sono saliti, hanno passato lo spazio sospeso della passerella e hanno affrontato il rischio di navigare e di provare a guardare verso un nuovo orizzonte. Una fatica bestiale, per loro e per noi. Accompagnare dei ragazzi a trovare la propria rotta non è semplice: è come navigare perennemente con il vento in prua, sbattendo sull'onda. A volte il vento gira e te lo ritrovi al lasco e allora per qualche giorno, qualche ora, procedi leggero. Poi di nuovo di bolina, a volte larga a volte stretta strettissima.



In un modo o nell'altro si va avanti, un miglio dopo l'altro. Sono le piccole vittorie che ti fanno avanzare: un bel voto a scuola (pensavo che mi avesse dato la verifica di un altro!), un lavoro ben fatto che ti fa sentire capace di fare cose nuove (ho finito il timone!), una serata passata a guardare i comici e a ridere, un cuore che si apre e si lascia vedere, una faccina sorridente che arriva all'improvviso, un libro che hai lasciato sul tavolo e che viene aperto.
Piccole cose che ti fanno vedere che il cambiamento è possibile. Quando arrivano i momenti bui, e arrivano sempre, ti aggrappi a quelle piccole cose come a un salvagente.
In questa navigazione c'è tutto un equipaggio impegnato. Anzi due.
Non sappiamo ben spiegare come sia cominciata questa avventura. Avete presente il detto che dice: "per educare un bambino ci vuole un intero villaggio", ecco noi stiamo mettendo in pratica una variante nautica: "per educare un giovane ci vuole un equipaggio". Nel nostro caso gli equipaggi sono due, il nostro e quello de I Tetragonauti, un'associazione con cui condividiamo l'esperienza di vela solidale.



Per dare una mano ai ragazzi ci siamo organizzati: c'è chi insegna inglese, chi storia dell'arte, chi fa lezioni di vela, chi insegna a usare l'orbitale, chi ascolta, chi sgrida, chi porta dal parrucchiere, chi porta in barca, chi fa ridere, chi cucina cose buone, chi controlla che il letto sia rifatto tutte le mattine, chi si occupa della burocrazia. Quando qualcuno è stanco c'è qualcuno pronto e subentrare, a sostenere.
Non c'è uno schema, non c'è un manuale, ci sono solo equipaggi che si sono raccolti attorno a giovani, li hanno accolti e ne hanno cura. Niente di più e niente di meno.
Abbiamo aperto le nostre barche e le nostre case a questa esperienza. Noi adulti cambiamo e cresciamo con loro che ogni giorno ci sfidano ad abbandonare le nostre certezze per cercare insieme a loro la rotta giusta.
Uno dei ragazzi ha fatto un albero genealogico. C'era il nonno tranquillo, il nonno cattivo, la nonna fuori di testa, la zia simpatica, lo zio figo, il cugggino acquisito, la cugina che fa le torte, la zia che rompe, la zia che rompe di più: ha disegnato la sua nuova famiglia-equipaggio.
2025: il vento della rinascita
Il nostro augurio per tutti è che nel 2025 soffi forte il vento della rinascita. Alziamo le nostre tazze e brindiamo a noi, a voi, al mare, alle famiglie-equipaggio.
E brindiamo alle barche che salvano.
.



.

