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TUTTO IN BARCA CHIEDE PAZIENZA.

2024-12-04 07:57

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diari di bordo, educazione, pazienza, la-barca-laboratorio-educativo, disagio-giovanile,

TUTTO IN BARCA CHIEDE PAZIENZA.

Tutto in barca richiede pazienza. L'esperienza con i giovani equipaggi che salgono a bordo ci ha insegnato che la pazienza è un potente strumento educativo.

"E' questa?"
"Prova a tirare e vedi che succede"
"Oppure questa?"
"Prova e guarda che cosa si muove..."
Davanti alla pazienza - una specie di rastrelliera su cui alle caviglie* sono fissate le drizze** - ogni nuovo equipaggio di ragazzi o ragazze alla prima issata recita lo stesso rosario di domande.
E ogni volta noi rispondiamo allo stesso modo: osserva, concatena, deduci e poi prova.
Pazienza ci vuole. Un sacco di pazienza.
Sarebbe molto più semplice mettere gli allievi davanti alla drizza e dire: tu tira qui, tu tira là, questa è la drizza della gola, quella è quella della penna del picco.
Non lo facciamo. Motivo: vogliamo abituarli a osservare in maniera attiva e a sperimentare.
Sembra una cosa banale, ma credete, non lo è.

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Sicurezza o libertà?

Gli adulti si lamentano in continuazione degli adolescenti, e dei giovani in generale. La giaculatoria di solito comprende frasi come "Io alla tua età..." "Non sai fare niente..." " sei sempre attaccato al cellulare..." "Stai sempre sdraiato...".
C'è del vero in queste frasi. E' vero che, mediamente, le capacità manuali dei bambini e degli adolescenti si sono ridotte. Vero che i più giovani fanno fatica a trovare soluzioni a problemi pratici anche semplici (ve l'abbiamo raccontata la storia di quello che non sapeva tagliare l'insalata?), vero che sono sempre attaccati ai cellulari, vero anche che fanno poco movimento. Non vi staremo ad annoiare con le statistiche, basta guardarsi attorno.
La domanda è: perché succede?
Forse la risposta sta negli stessi adulti che si lamentano.
Prendiamo i nodi. Quasi nessun bambino sa fare i nodi, neanche un nodo semplice. Figurarsi gli altri. Non imparano perché non ne hanno bisogno nemmeno per allacciarsi le scarpe: portano scarpe con il velcro, comprate sicuramente da genitori che non hanno tempo ( e pazienza) di insegnare ai loro figli a farsi i nodi ai lacci delle scarpe.

E che dire del cellulare? Come possiamo chiedere ai ragazzi di non stare al cellulare quando noi adulti, per primi, siamo sempre connessi? Abbiamo così poca pazienza che se la risposta a un messaggio non arriva subito mandiamo una email e poi telefoniamo per sapere se sono arrivati il messagio e l'email.

E ancora. I bambini non sono liberi di giocare, gli adolescenti di sperimentare. Parliamo di quello spazio di assoluta libertà senza l'intervento degli adulti che organizzano, limitano, controllano. Un tempo di libertà in cui i ragazzi e le ragazze si misurano tra di loro, si autoregolano, sperimentano, e corrono dei rischi. Come si fa a crescere se non si corrono rischi?  Noi adulti abbiamo barattato la loro libertà di crescere con la sicurezza. E questo ha delle conseguenze: bassa autostima, ansia, paure, incapacità di relazionarsi con gli altri. Li vogliamo al sicuro prima ancora che felici. 

Educare alla libertà richiede pazienza. E noi adulti l'abbiamo esaurita.

 

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La barca-laboratorio

Nelle nostre attività in barca cerchiamo di cambiare questo schema. Pochissime regole ma invalicabili, sono quelle base di sicurezza: si tiene sempre l'autogonfiabile, "una mano per te, una per la barca", muoviti con attenzione. I fondamentali, insomma. Per il resto lasciamo che si mettano alla prova e sperimentino. Come si fa la cuccetta? Prova. Come si fa la pasta? Prova. Come faccio a risalire dalla scaletta? Prova. Come faccio il nodo di galloccia? Prova. Come mi metto l'autogonfiabile? Prova. Da che parte arriva il vento? Osserva.

Dare ai giovani il tempo di provare significa per l'adulto avere la pazienza di aspettare stando un passo indietro. C'è chi ci mette un minuto, chi ci mette mezz'ora e chi dopo aver provato si arrende e chiede una mano. Non siamo tutti uguali, ciascuno ha i suoi tempi.

Quello che ogni volta ci stupisce è vedere che se noi abbiamo la pazienza di aspettare, la barca lavora per noi e muove il cambiamento. I ragazzi e le ragazze salgono il primo giorno con passo incerto sulla passerella e scendono qualche giorno dopo saltando ( Non si salta in barca! come ve lo dobbiamo dire!!), quando devono consegnare il cellulare la prima volta ti guardano come se li stessi mutilando. Dopo un giorno scoprono che è meglio parlare di persona che via whatsapp. Imparano anche a non fare niente, a guardare l'orizzonte e a stare con se stessi.
Imparano che hanno dentro di sé le risorse per affrontare esperienze nuove.

E qualche volta imparano anche a fare i nodi. 

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