Novembre tempo di togliere le vele e di prepararci ad andare in cantiere per i lavori di manutenzione della nostra goletta che quest'anno compie 80 anni. L'autunno per noi è sempre tempo di bilanci. Diamo, allora, un po' di numeri. 520 bambini e bambine delle scuole elementari e medie 62 studenti delle superiori, 60 persone con disabilità o disagio, 15 famiglie per un totale di 75 persone , 12 anziani hanno navigato grazie ai nostri progetti educativi e di inclusione, 50 i giovani che hanno partecipato alla campagna di Goletta Verde, 15 gli autori e i tecnici della troupe televisiva che hanno vissuto con noi tre giorni per realizzare un docu-film. 200 le persone che hanno partecipato alla Notte europea dei ricercatori che abbiamo organizzato al PIN insieme all'INGV di Lerici con il patrocinio del Comune della Spezia e la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura.


I volontari impegnati in queste attività sono stati quaranta. Complessivamente abbiamo percorso 3800 miglia, inclusi di due giri d'Italia con la campagna di Goletta Verde.
Alle attività in mare aggiungiamo le mostre e le attività del Cantiere della Memoria il piccolo museo interattivo, multimediale e partecipato che abbiamo alle Grazie di Porto Venere. di questo parleremo in un post a parte perché sono così tante che qui non ci stanno.
Che cosa abbiamo imparato
Dietro ai numeri ci sono le riflessioni che ogni incontro ci ha lasciato. Dal nostro osservatorio galleggiante sul mondo vediamo le cose in modo diverso, notiamo aspetti della realtà che a volte a terra sfuggono. Prendiamo ad esempio gli adolescenti e i pre adolescenti. Sempre più dipendenti dai cellulari, sempre più soli, sempre più spaventati dalla vita. Li abbiamo visti salire sulla passerella pieni di paure, li abbiamo visti consegnare i cellulari (a bordo li possono usare solo un'ora al giorno) con lo sguardo spaventato, manco gli stessi amputando un braccio, li abbiamo visti affrontare la navigazione con un misto di adrenalina e di paura. Li abbiamo visti cambiare in pochi giorni. Ogni volta noi per primi siamo stupiti dalla potenza dell'esperienza in barca: basta un giorno per vedere il cambiamento. Gruppi che si mettono a chiacchierare, giocare, scherzare e dimenticano di chiedere il cellulare. Giovani che iniziano a parlare di sé, delle proprie inquietudini e dei propri sogni e che lavorano insieme in cucina, alle manovre. Maldestri all'inizio ( molto maldestri, credete) poi sempre più sicuri.


La terapia dell'avventura dà sempre dei risultati. A volte enormi, a volte piccoli ma accade sempre qualcosa che obbliga i ragazzi e le ragazze a uscire dalla loro comfort zone e a mettersi in gioco.E noi con loro ci mettiamo in gioco. Quest'anno abbiamo molto riflettuto sulla necessità degli adulti di fare un passo indietro. Dobbiamo lasciare i giovani liberi di sbagliare, di provare nuove esperienze senza l'assillo del controllo degli adulti che impongono tempi e obiettivi e limiti.
Gli adulti sono spaventati dai rischi della vita e la loro reazione è sempre difensiva. Bambini che non sono liberi di giocare perché "potrebbero farsi male", adolescenti che sono tempestati da telefonate di controllo "perché così so sempre dove sei" come possono crescere sicuri di sè?
Non si può educare con la paura.
La barca è un mondo fuori dal mondo (con poche e invalicabili regole di sicurezza) dove si può provare a essere diversi e a prendere in mano il timone, letteralmente e metaforicamente.
Le capitane e gli altri
Tra tutti i progetti di quest'anno ce n'è stato uno che è stato una prima volta.
Per la prima volta, grazie alla nostra sede di Roma, abbiamo navigato insieme a donne vittime di violenza e transgender. Donne che hanno passato l'inferno tra le mura domestiche o sulla strada e che hanno trovato un porto sicuro a Casa Sabotino di Roma. Da lì sono partite per fare un' esperienza in barca. La filosofia di Casa Sabotino è che un piatto di pasta e un letto non bastano. Bisogna dare altro alle persone che sono finite ai margini. Bisogna dare bellezza. Aver consentito a queste persone di godere della bellezza del mare è stato per noi non solo motivo d'orgoglio ma anche un'emozione profonda.
Per valutare il successo di un progetto noi partiamo sempre da una domanda: che cosa abbiamo imparato noi.
Siamo, infatti, convinti che la relazione d'aiuto o è reciproca o non è. Non siamo noi che facciamo star bene chi viene in barca con noi, è chi sale a bordo che ci fa stare bene. Ogni incontro è un'esperienza che ci arricchische: il bambino di 2 anni che si illumina quando vede un pesce, o la persona con sindrome di down che balla scatenata, l'anziana signora che si commuove perché ha rivisto il Golfo dal mare, lo studente che scopre che l'insalata non cresce già tagliata e pulita, la donna che è sfuggiata alla tratta, l'anziano marinaio che rivede i posti dove ha fatto la naja. Tutte queste persone ci hanno dato tanto.
Quindi sì, la stagione 2024 è stata una bella stagione.

