29 settembre. Una storia mentre navighiamo verso Porto Santo Stefano

29 settembre


Forse è arrivato il momento di conoscere meglio Mario. Mentre loro navigano verso Porto Santo Stefano (oggi c'è ancora onda ma il vento è decente) ne approfittiamo. Per cominciare Mario è nato a Taranto nel 1929, ma questo forse lo sapete già. Suo padre era un sottoufficiale dell'Esercito, esperto di artiglieria e di balistica.
"Ho trovato qualche tempo fa i suoi quaderni di appunti di tiro. Impressionanti tutti i calcoli che ci sono scritti" dice Mario. Quando aveva quindici mesi  la famiglia si trasferisce alla Spezia. Occhio alle date, siamo nel 1931. In Italia Benito Mussoli e il partito fascista governano il paese da nove anni. E' l'anno in cui viene varato il nuovo codice penale, il Codice Rocco che prevede la pena di morte anche per reati non politici, negli Stati Uniti viene inaugurato l'Empire State Building e in Spagna viene dichiarata la Repubblica, che cinque anni dopo verrà spazzata via da una violenta guerra civile.
La Spezia, agli inizi degli anni Trenta, era una città militare, dominata dalla presenza dell'Arsenale voluto da Cavour, a costruzione era iniziata nel 1862 e si era conclusa 7 anni dopo. Visti i tempi attuali dei lavori pubblici, un record. Nella città ligure forte era la presenza anche dell'Aviazione che qui aveva una importantissima base per gli idrovolanti e dell'Esercito. Il padre di Mario si occupa anche dell'artiglieria della Marina oltre che di quella dell'Esercito. Il ragazzino pugliese cresce nella città che all'epoca contava circa 90 mila abitanti. Va a scuola ma in terza ginnasio (allora le medie si chiamavano così) scoppia la guerra. E la famiglia torna in Puglia, al seguito del padre. Locorotondo è la destinazione. Poi di nuovo Taranto.


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"Io me li ricordo i bombardamenti su Taranto del 1940", dice Mario e noi gli crediamo perché gli occhi inseguono immagini che vede solo lui e che noi possiamo solo richiamare alla mente dalle foto dei libri di storia. La notte tra l'11 e il 12 settembre la Royal Navy attaccò la base navale: Vi furono 58 morti, 32 dei quali sul Littorio, e 581 feriti, sei navi da guerra danneggiate (3 corazzate, il Cavour in maniera definitiva, 1 incrociatore e 2 cacciatorpediniere).

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La guerra è brutta, però c'è il mare che per Mario è sempre stato un richiamo fortissimo. Nuotare, pescare, e andare in barca. Non chiede altro. Per sua fortuna il padre viene sempre mandato in città di mare, dopo Taranto anche Venezia e poi di nuovo in Puglia.
La guerra finalmente finisce. La vita riprende ma al sud è miseria nera. E quando c'è miseria la gente emigra, se ne va da un' altra parte a cercare una vita migliore. Agli inizi degli anni Cinquanta raggiunge la sorella a Torino. Il treno del sud partiva sempre pieno verso le città del nord. La forza lavoro serviva alle fabbriche che avevano ripreso le attività, e a Torino quando dicevi fabbrica dicevi Fiat. Ma per Mario c'è una lunga gavetta di lavori precari.
"Quando leggevano sui documenti che ero pugliese mi strappavano i contratti", ricorda. I terroni servivano ma nessuno li voleva (vi ricorda qualcosa questa storia?). Mario fa di tutto: vende rossetti, caramelle ( "mi vergognavo a entrare nei negozi... ma poi ho imparato). Alla fine arriva anche per lui il momento di entrare a Mirafiori. Uomo di fiducia. Di chi? "Ma di nessuno, allora gli uomini delle pulizie in Fiat li chiamavano così: di fiducia", ride.
Pulisce anche gli uffici di Valletta, il grande grandissimo capo, e intanto si mette in testa di prendere il diploma di perito radioelettrico. Dovrà aspettare. Gli viene la tubercolosi e per due anni finisce in un sanatorio. Due anni, due lunghissimi anni. Quando esce, sono parole sue, decide di "provare a morire". Per dirla meglio: a sfidare la morte. Fa apnea ( "con i polmoni che mi ritrovavo avevo sempre un assetto strano, tutto storto"), fa sport, va in barca appena può.  E lavora e studia anche. Alla fine riesce a prendere anche il diploma di geometra. Fa carriera, da uomo di fiducia a gestione del personale.
"Mandavano gli operai a pulire le vasche di verniciatura. Ne ho visti tanti, ma tanti finire al San luigi ( l'ospedale ndr). Si sposa con una signora livornese, ha una figlia ( "eh... io avrei voluto una famiglia numerosa"). Insomma la vita della generazione dei nostri padri e dei nostri nonni. E il mare?
Si iscrive alla scuola di vela di Caprera, negli anni Sessanta e Settanta c'era praticamente solo quella. Fa anche il corso istruttori ma quando deve andare sulle derive si scoccia. ( "Uff..quelle barchette", ancora oggi non gli piacciono). Lui sogna l'oceano e vorrebbe andare con Malingri in Atlantico. Non se n'e fatto niente. "Volevo un amico con cui navigare, anzi avrei proprio voluto vivere in barca". Alla fine se la compra una barca a vela insieme a un socio, un Ferretti di 10 metri. Si mette anche a fare trasferimenti di barche e di catamarani dalla Tunisia. Passano gli anni e la passione non diminuisce, nel frattempo si è trasferito ad Ameglia, nello spezzino, vicino al mare che ama tanto. E a un certo punto, siamo arrivati quasi ai giorni nostri incontra Paolo.
Il Rosso, cioè Paolo, cerca una casa in zona sua sorella, caprerina pure lei, lo manda da Mario. E' amicizia a prima vista.
Mario ha trovato l'amico e un'altra barca: Lumiere III. E finalmente può realizzare il suo sogno, per l'Atlantico è un po' tardi, ma c'è sempre il Mediterraneo.
Prima di partire gli abbiamo chiesto se era d'accordo che sul suo viaggio facessimo un po' di comunicazione.
"Sai Mario mai come in questo momento è importante dare un messaggio a favore degli anziani" abbiamo spiegato.
"Va bene, però non fatemi diventare un fenomeno. Che siamo pieni di fenomeni. Io voglio solo andare in barca a vela con il mio amico".
E con questa frase ha chiuso la vicenda. Siamo passati a parlare del mirto che raccoglie per farsi il liquore in casa.


Intanto siamo arrivati a Porto Santo Stefano. La notte sarà tranquilla. E domani è un altro giorno e ci sarà un' altra storia.