<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
               
 

Alcune voci dal carcere della Spezia raccolte dai ragazzi dell'Istituto “EINAUDI” durante la lavorazione del filmato vincitore del concorso “VIVERE IL MARE” 2003 –
1° PREMIO E PREMIO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Un forte soffio e la finestra si apre. La folata di vento è così invadente che riempie la mia cella: chiudo gli occhi e non vedo più le sbarre. Mi sembra di sentire la salsedine. L’Algeria è lontana, ma la mia terra e il mio mare sono dentro i miei pensieri. Il mare una volta per me era pieno di speranza e di vita. La guerra civile che ho vissuto mi spingeva a credere che al di là dell’orizzonte ci fosse la pace. Invece mi ritrovo in questo luogo e penso a volte di essere su una vecchia barca insieme a questi compagni: ma non siamo marinai perché non abbiamo i ruoli e le incombenze di un equipaggio e non siamo naufraghi perché non abbiamo la speranza di trovare un approdo. Questa è una barca che vaga da sola senza meta in un percorso uguale, e gira, gira sempre in modo ripetitivo. È una barca che va alla deriva in un mare morto. Ma il vento che soffia riesce a portarmi lontano da qui e mi ritrovo al mare e rivivo la mia infanzia felice, spensierata, protetta dall’amore dei genitori e allora nasce dentro di me la speranza di finire la mia vita come Ulisse, che alla fine della sua lunga condanna ritrova la sua isola felice.

Il vento che soffia qui dentro, tra le sbarre, è diverso. Fuori il vento è potatore di vita; qui è statico e sterile. Non voglio pensare, perché il pensiero mi fa soffrire: questo vento mi ricorda il mare, la sabbia calda, le lunghe nuotate e mi esplode dentro la voglia di essere libero.

Io amo pensare, perché sono convinto che il passato mi appartiene e mi piace riviverlo coi ricordi: ritorno indietro nel tempo e il mare per me è Catania, è famiglia, è Sicilia, e sento dentro di me tutto il profumo e il calore di quest’isola. Mi sento invadere da un grande rimpianto; avrei dovuto godermi di più il mare, chissà quando ci ritornerò. La mia condanna è molto lunga.

Il mare per me è simbolo di libertà e mi porta dentro una pesante tristezza che mi riempie di furore, di rabbia e mi fa sentire violentato. Ho sempre avuto la speranza di uscire, ma il mio desiderio è stato sempre deluso. Io non sogno il mare, io lo desidero fortemente, perché lo vivo come una meta da raggiungere.

Sono trascorsi dieci anni, lunghi e interminabili. È da lungo tempo che non vedo più il mare: davanti a me ho ancora una fila sterminata di giorni. Devo scontare ancora altri dieci anni. Avevo diciassette anni e adesso ne ho ventisette. Il mare mi ha lasciato dei bei ricordi. Ma qui dentro li cerco e trovo barriere dappertutto, vago e vedo solo sbarre di ferro e alte mura, continua a cercare con gli occhi e quando finalmente trovo un pezzetto piccolo di cielo azzurro, scopro che il mare e l’infinito sono dentro di me.

Sono nato nell’entroterra e ho sempre pensato e desiderato il mare. Sognavo di andare nel sud-america, perché mi avevano detto che è una terra molto bella, dove la gente vive in spazi immensi, libera e gioiosa di stare tutti insieme. Qui dentro il mare è senza orizzonti ed è molto lontano!! La mia amarezza a volte mi sconvolge; allora per rassegnarmi vado coi ricordi al mare vissuto con gli amici: mi sembra di sentire il profumo della salsedine e delle grigliate, e il ricordo delle ragazze che ridono mi fa accapponare la pelle.

Sono nato in un paese di mare in una piccola casa sulla spiaggia. Quando aprivo la porta di casa un azzurro senza fine mi investiva. Ho trascorso la mia infanzia tra lunghe corse sulla sabbia e mille giochi coi miei fratelli. Vedo e sogno il mare; sogno la famiglia, sogno la vita (ricordo le reti dei pescatori che vibravano di pesci ancora vivi). Che scrigno meraviglioso è il mare, sembra fatto per portare la gioia! Com’è delizioso il suo sapore! Il piacere di sentirlo sulla pelle è bellissimo. Il mare è libertà e purezza: qui non c’è nulla di tutto questo: ma chiudo gli occhi ed evado sulla spiaggia verso la libertà. È meraviglioso anche averlo dentro il mare. Quando sono diventato adulto il mio mare è cambiato: è diventato angoscia e speranza di trovare terre lontane dove regna la pace. La guerra civile ha distrutto la mia giovinezza e la mia vita.

Il mio paese è l’Albania, la mia città è sul mare, io ero pescatore e vivevo in barca e il mare mi è rimasto dentro anche adesso che pesco solo ricordi. La nostalgia è fortissima, ma pensare mi aiuta, io ho vissuto momenti bellissimi in mare e a volte in questa triste barca compare un volo di gabbiani. Bisogna cercarli dentro di te le emozioni e le letture e i pensieri ti aiutano moltissimo e ti portano fuori: mentre leggi e sei immerso nelle parole sei libero: ma a volte la nostalgia ti soffoca e allora… è così difficile sognare!

Niente può fermare i sogni quando i sogni riescono a vivere dentro.