<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

Inizio settembre

IL DIARIO
Inizio settembre
28 settembre 2006
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Il primo incontro con i responsabili operativi della Base Navale ci trova impreparati.
Ci chiedono il piano di taccaggio della barca. Non ce l’abbiamo e ci sentiamo come quando a scuola ti trovano con in compiti non fatti. Spieghiamo che si tratta di una barca d’epoca costruita nel 1944 a Messina.
Pazienti, i nostri interlocutori ci chiedono, in alternativa, un disegno della barca.
Anche senza considerare la situazione storica dell’epoca ( Sicilia appena liberata, resto d’Italia in guerra) è molto probabile che la barca si stata costruita senza un vero e proprio progetto da qualche maestro d’ascia messinese passato a miglior vita.
Prendiamo tempo e ci impegniamo a tornare con il nostro maestro d’ascia, Aurelio Martuscelli, che ha già predisposto i tacchi per la messa in terra quando, qualche anno fa, abbiamo fatto dei lavori da Beconcini. Non osiamo dirlo ma tutta la nostra speranza di ricostruire un serio piano di taccaggio è riposta in una serie di fotografie fatte nel cantiere Beconcini. Non è molto ma è meglio di niente.
Intanto dobbiamo affrontare il problema degli alberi. La barca, in attesa di iniziare i lavori, è ormeggiata nel porto di Fezzano. A pochi metri svetta la gru del Marina. La soluzione sembra a portata di mano, disalberare a Fezzano e mettere gli alberi nel cantiere del Marina di Fezzano.

Ugo Vanello, proprietario del Marina, si dichiara disponibile. Disalberiamo a Fezzano.


Il disalberamento. Gli alberi di Oloferne saranno restaurati nel cantiere del Marina di Fezzano.


Nei giorni successivi affrontiamo con stoica determinazione tutte le pratiche burocratiche e cominciamo a prendere confidenza con il complesso sistema di ingresso e uscita di materiale e persone alla Base Navale.
Intanto con il maestro d’ascia installato a Fezzano cominciamo a fare il lungo elenco di materiali che serviranno per il restauro.
L’elenco è di quelli che scoraggiano; legno: 30 metri cubi; viti: 25 mila; 4 chilometri di gomma nera da incollaggio e da comenti; un container; un cesso portatile; una combinata; copertura per la barca; una scala di almeno sei metri; materiale elettrico, un generatore e altre decine di cose in grado di mandare in tilt il nostro risicato budget. Decidiamo di lanciare una colletta di materiali su aziende amiche. Tutti i soci della Nave di Carta sono mobilitati: chi conosce viterie, fabbriche di vernici, fabbri, falegnami è impegnato a lanciare l’appello. Nelle prossime settimane si farà il punto.
Intanto si avvicina il giorno dell’alaggio.
Il maestro d’ascia è riuscito a ricostruire il piano di taccaggio sulla base delle fotografie, gli uomini della Base dispongono i tacchi sulla base delle sue indicazioni.



Aurelio riparte per qualche giorno: ha delle cose da sistemare al cantiere di Marina di Camerota in previsione dei sei mesi di lavoro che dovrà trascorrere qui alla Spezia.
L’appuntamento è per il 28 settembre. La preoccupazione si sposta sui treni: riuscirà ad arrivare in orario?