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giugno - dicembre 2008


IL DIARIO
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giugno - dicembre '08

I mesi passano veloci e il lavoro eseguito sembra sempre troppo poco rispetto al tempo trascorso. Aurelio ormai ci ha lasciati definitivamente (oltre alle solite consulenze telefoniche, torna due o tre volte per interventi importanti alla timoneria, sul motore e ai tambucci) e gli impegni di navigazione hanno ridotto all’osso la squadra nei mesi estivi (in agosto solo io e Lorenza, che ha trascorso le sue vacanze a Fezzano a lavorare). Aurelio; da ottobre la squadra al lavoro è composta da me, Fanja e Lucone, con sporadici interventi di Paolo, Giulia e altri amici (Pierluigi e Maurizio)
I lavori sono tanti e soprattutto sono sempre più lunghi del previsto da realizzare. Da quando siamo in acqua è anche già necessario dedicare parte del tempo alla manutenzione di quanto è già stato fatto, soprattutto per le pitture esterne.
Portata la barca a Fezzano, dedichiamo i giorni seguenti a riorganizzare il cantiere. Innanzitutto sgomberiamo completamente l’area di lavoro concessaci dall’Arsenale, il che significa smantellare definitivamente la copertura, ammassare tutto il materiale di lavoro nei container (che Contship ci ha lasciato in uso finché necessario), portar via tutto il materiale da eliminare (ferro, legno, ecc.); infine pulire il piazzale, che riconsegniamo alla Direzione dell’Arsenale in perfetto ordine.
I container, insieme ai boma e ai picchi,  li portiamo da Moroni, dove allestiamo una base distaccata per tutti i lavori di falegnameria che richiedono spazio e macchinari professionali. Il resto del materiale e degli utensili viene suddiviso tra la barca e la cantina di casa.
Organizziamo il lavoro tenendo conto della progressione più logica possibile, delle condizioni meteorologiche e della disponibilità di manodopera. Il tempo ci aiuta fino a ottobre, per cui abbiamo la possibilità di terminare tutti i lavori importanti all’esterno.
Diamo diverse mani di vernice al capo di banda, a tutta la tuga e all’interno della murata; poi eseguiamo tutte le piccole operazioni per stagnare quelli che potrebbero essere punti di infiltrazione dell’acqua.

 

Il cantiere del restauro riprende all’ormeggio a Fezzano.

L’opera viva si comporta bene, entra sempre un po’ di acqua da alcuni punti, ma veramente poca e sempre meno, senz’altro al di sotto del livello fisiologico per una barca come la nostra; probabilmente in occasione della prossima pulizia della carena potremo stagnarla quasi completamente.
Poi ci dedichiamo alle vetrate della tuga. Montare i vetri e le cornici senza l’aiuto di un professionista non è semplice, soprattutto perché le dodici vetrate hanno tutte misure diverse e forme irregolari: dobbiamo aggiustare la cornice interna di appoggio del vetro, incollare il vetro con il sika, preparare per ogni vetro le sue cornici esterne con gli angoli che coincidano e montarle con sika e chiodini. Il lavoro richiede parecchi giorni, ma il risultato è più che soddisfacente.
Anche l’ultimazione dei coperchi di tutti gli osteriggi richiede più tempo del previsto: i coperchi vanno messi in posizione e aggiustati dove necessario perché chiudano bene e senza sforzi; poi vanno montati tutti i vetri con lo stesso procedimento di prima; infine i telai vanno tutti verniciati e poi incernierati nella loro posizione di lavoro.

Il montaggio delle finestre della tuga e degli osteriggi in coperta e sulla tuga.

A fine estate decidiamo finalmente di levigare la coperta. Vogliamo togliere il sika in eccesso e pareggiare i dislivelli, ma solo il minimo necessario, per non togliere troppo spessore al legno. Moroni ci presta la levigatrice ideale per dimensioni e potenza, una specie di carrellino con manubrio, denominata “paperella” per la sua forma. La “paperella” assolve egregiamente al suo compito aiutandoci a levigare la coperta bene e in poco tempo. La cosa divertente è che durante l’uso della “paperella” arriva a Fezzano una papera vera, una femmina di Germano, che si stabilisce definitivamente nei dintorni del nostro ormeggio.
Terminato di levigare, a un controllo accurato dei comenti ci accorgiamo che in diversi punti la gomma ha aderito male, probabilmente perché in quei punti è rimasta un po’ di aria tra la gomma e la base del comento. Niente paura, è solo questione di pazienza. Segniamo tutti i punti incriminati, che naturalmente diventano sempre più numerosi man mano che li individuiamo, togliamo la gomma dove non aderisce, puliamo il comento, ridiamo il primer e poi la gomma. Bella, abbiamo proprio una bella coperta.

La coperta e i ritocchi alla gomma.

Per lavorare all’interno all’asciutto restano solo da chiudere gli ingressi laterale e posteriore. Costruiamo i telai dei coperchi dei tambucci e ci incolliamo il compensato, esattamente come per i vetri dei coperchi degli osteriggi. Verniciamo e mettiamo in posizione provvisoria i coperchi (i sistemi di chiusura e apertura definitivi li faremo in seguito), poi pensiamo alle chiusure frontali. Abbiamo deciso di optare per la chiusura classica a pannelli verticali sovrapposti (ghigliottine), perché le porte quando sono aperte sono più ingombranti e fastidiose; le ghigliottine sono però più scomode per un uso frequente, per cui vedremo in seguito se tornare alla soluzione delle porte.
Nel frattempo tagliamo in misura e verniciamo i pannelli, aggiustiamo le canalette laterali di scorrimento e otteniamo delle bellissime ghigliottine che garantiscono la perfetta chiusura degli ingressi.

I tambucci degli ingressi in quadrato.

Le prime abbondanti piogge sono purtroppo l’inizio di un lungo periodo di brutto tempo, ma ci regalano la soddisfazione di non veder entrare acqua  né dalla coperta né dalla tuga.
Più o meno contemporaneamente continuano i lavori all’interno.
Nella zona alloggi diamo il bianco a pareti e soffitto e la vernice opaca ai bagli, ai puntali e alle cornici in mogano. Lavoro lungo, soprattutto per la protezione del mogano dalla pittura bianca. Manca ancora l’ultima mano, che verrà data alla fine di tutti i lavori, ma il risultato è davvero bello, l’abbinamento tra il bianco latte e il mogano scuro è perfetto.
Facciamo la stessa cosa in quadrato, dove però dobbiamo prima ancora levigare tutti i legni.
Levigare e verniciare è un lavoro lungo e anche faticoso, ma indubbiamente di soddisfazione, perché è quello che appaga di più la vista  e dà la piacevole sensazione del lavoro finito.

La prima fase di pitturazione degli interni.

Lucone si occupa dell’impianto idraulico, che suddividiamo in quattro sezioni: distribuzione dell’acqua dolce; risciacquo e scarico dei wc; distribuzione dell’acqua salata; pompe di esaurimento.
La distribuzione dell’acqua dolce prevede il carico dei serbatoi dalla coperta, la mandata dai serbatoi all’autoclave e la distribuzione dell’acqua fredda e calda (tramite passaggio in caldaia) alla cucina e ai bagni. Il circuito di carico e mandata lo stendiamo con tubazioni in pvc rigido, quello di distribuzione con tubi speciali multistrato. tutto materiale fornito dalla +GF+ a prezzi di costo.
 Il circuito dei wc è costituito dall’ingresso di acqua di mare e dallo scarico. I wc, forniti dalla Alci di Viterbo a un prezzo eccezionale, sono elettrici, con sistema automatico di entrata, risciacquo e scarico a mezzo di pompa maceratrice interna alla tazza. Anche in questo caso utilizziamo tubazioni in pvc rigido, che ci permettono di fare curve più strette e di risparmiare spazio, specie per i sifoni sopra la linea di galleggiamento.
Il sistema dell’acqua salata riceve per pressione dall’esterno l’acqua di mare attraverso due prese a mare munite di filtri. L’acqua, per mezzo di una serie di valvole (clarinetto), viene distribuita ai sistemi di raffreddamento del motore e del generatore, al raffreddamento del premistoppa dell’asse di trasmissione, alla pompa dell’acqua salata in cucina e al dissalatore. È un circuito ben concepito, sicuro e pratico nell’uso  e per la manutenzione, e anche bello da vedere. Purtroppo siamo costretti a smontarlo e rifarlo. Infatti al momento della visita di controllo da parte del Registro Navale, che deve rilasciare il Certificato di Sicurezza, scopriamo che sulle unità da diporto non sono accettate le tubazioni in pvc nei circuiti in contatto con il mare; dobbiamo quindi rifare questo circuito utilizzando i tubi flessibili in pvc plastificato con spirale d’acciaio, che noi abbiamo comunque inserito in tutte le connessioni iniziali e finali per eliminare le vibrazioni. È l’unica modifica importante che il bravissimo ing. Ragazzi ci obbliga a fare e ci adeguiamo di buon grado.

Il circuito di distribuzione dell’acqua salata; i circuiti di scarico delle acque grigie e nere.

Con le pompe di esaurimento andiamo sul sicuro, al punto di sembrare fin esagerati. Avremo sempre collegate in automatico, con sensori di livello, una pompa a immersione di emergenza che pesca sotto il motore e una pompa di travaso dalla sentina di prua alla sentina motore. La pompa a cinghia trascinata dal motore sarà collegata in automatico, a motore acceso, con sensore di livello.
La pompa maceratrice delle acque nere e grigie potrà essere deviata come pompa di esaurimento; lo stesso vale per la pompa di lavaggio coperta di prua. In caso di  emergenza, il sistema di raffreddamento del motore può pescare l’acqua dalla sentina invece che dal mare. Infine abbiamo la prevista pompa manuale. Direi che non c’è male. Impostiamo parte del circuito, che completeremo dopo aver installato il quadro elettrico.
Continuiamo il lavoro in sala macchine e stendiamo il circuito di alimentazione del gasolio, utilizzando i tubi omologati previsti per il carburante. Innanzitutto il rifornimento dei serbatoi: rifornimenti separati a dritta e a sinistra, ciascuno con un tubo che dal bocchettone in coperta, per mezzo di una derivazione, riempie prima il serbatoio inferiore e poi quello superiore, con una valvola di sicurezza che può isolare i due serbatoi.
Poi il sistema di sfiato, separato per ogni lato, incrociato e con uscita comune dopo sifone nello slancio di poppa, in modo da non avere mai perdite anche a barca sbandata.
Infine l’alimentazione ai motori. I due tubi di uscita dei serbatoi inferiori si riuniscono in un clarinetto con due valvole, che permettono di isolare il serbatoio sottovento a barca sbandata. Dal clarinetto partono i tubi che portano il gasolio, attraverso i prefiltri, alle pompe del motore, del generatore e del bruciatore Webasto per il riscaldamento.
Il circuito di scarico del motore deve essere completamente rifatto.Risolviamo il problema della prima sezione di raccolta dei gas e dell’acqua costruendo una flangia per adattare al collettore un grosso tubo coassiale inox praticamente nuovo, recuperato da Aurelio su un peschereccio. Il circuito segue poi con la marmitta e il tubo flessibile fino allo scarico nello slancio di poppa.
Approfittiamo della presenza di Aurelio anche per effettuare un secondo e più accurato allineamento del motore e dell’asse di trasmissione.

Il circuito di alimentazione del gasolio; lo scarico del motore; i tubi del riscaldamento.

Dobbiamo cominciare anche a impostare gli arredamenti principali e iniziamo dai bagni, dove però è necessario prima eseguire i lavori che non si potranno più fare con i mobili installati.
Per prima cosa stendiamo i tubi del riscaldamento, forniti dalla Webasto a prezzo scontatissimo (ciononostante per il momento rinunciamo ai bruciatori, che installeremo l’anno prossimo). Il sistema di riscaldamento è costituito da due linee parallele, ciascuna alimentata da un bruciatore installato in sala macchine. Ogni linea è formata da un grosso tubo principale che parte dalla sala macchine  e arriva ai locali di prua correndo lungo la parete laterale al di sotto del piano delle cuccette inferiori; dal tubo principale si diramano i tubi secondari più piccoli che portano l’aria calda ai bocchettoni, installati in varie posizioni in tutti i locali, dal quadrato fino alla zona equipaggio di prua.
Poi dobbiamo preparare i paglioli e le ghiotte delle docce. Ogni bagno è diviso in tre zone, una con pagliolo fisso e tazza wc, una con ghiotta doccia e carabottino, la terza con mobile e lavandino.
Le prime due zone sono contigue e sullo stesso piano, piano formato dai travetti di sostegno del pagliolo e della ghiotta con carabottino. Il problema consiste nel fatto che misure e forme di travetti, ghiotte e paglioli devono tener conto delle forme irregolari delle ordinate, delle serrette e della curvatura del fianco dello scafo. In effetti il lavoro si dimostra piuttosto complesso ma, dopo una serie di errori e di aggiustamenti, riusciamo a montare tutti i travetti di sostegno e a tagliare nella giusta forma i paglioli, grazie anche all’uso delle macchine professionali di Moroni.
Anche le ghiotte inox, costruite su misure un po’ approssimative e con qualche differenza rispetto alle forme previste, richiedono qualche aggiustamento, che riusciamo a realizzare grazie all’amico Rolando, il fabbro dei lavori strani e complicati.

Paglioli e ghiotte dei bagni; mobili dei bagni; panca di seduta del quadrato.

Prima di fissare definitivamente paglioli e ghiotte, prepariamo i paglioli in modo da poter poi montare le tazze dei wc senza problemi. Intanto è però possibile prendere le misure per i mobili bassi, quelli che conterranno il lavabo e sopra i quali verranno montati pensili e armadietti. Insieme a Pino, il falegname di Moroni, prendiamo le seste dei pannelli verticali e orizzontali che formeranno i mobili, li tagliamo in misura, li verniciamo e li montiamo provvisoriamente, in attesa sia di stabilire dove praticare le aperture per le ispezioni e per i vani porta oggetti, sia di fissare definitivamente i paglioli e le ghiotte.
Ci portiamo avanti con il lavoro e prendiamo anche le seste della panca della seduta intorno al tavolo del quadrato, che Pino inizia a costruire. La seduta intorno al tavolo si sviluppa su tre lati, un lato lungo la parete di dritta e due lati trasversali con schienale, dei quali quello poppiero funge da divisorio con la zona cucina. I tre lati sono formati da tre componenti distinte, montate insieme in modo da poterle smontare separatamente.
Nel vano sottoponte accessibile dallo schienale della panca lasciamo lo spazio per installare in futuro il dissalatore.
Il vano sottoponte di sinistra invece è tutto accessibile e ospiterà gran parte della cambusa e dell’attrezzatura di cucina. Dobbiamo suddividerlo in moduli chiusi e separati da inserire nel sottoponte uno vicino all’altro e anche per loro prendiamo le seste.
Nelle poche giornate di bel tempo continuiamo a lavorare anche all’esterno. Modifichiamo le due gru di capone (i buttafuori con paranco che servono ad alare l’ancora fino alla murata) e le montiamo fissandole sul capodibanda e alla murata per mezzo di una struttura in acciaio inox. I due caponi devono essere fissati saldamente perché devono sia sostenere il peso dell’ancora, sia tenere in forza i venti del bompresso.
Grazie a Rolando, costruiamo su misura anche due piastre saldate a un tondino che montiamo come base dei passacavi di prua, in modo da proteggere efficacemente il legno interno ed esterno dagli sfregamenti delle cime di ormeggio.

La gru di capone e il passacavi di prua.

Portiamo a termine anche il montaggio della timoneria idraulica.
A inizio anno ero stato contattato dall’Avvocato Giovanni Angeloni di Roma, che aveva letto del restauro su internet ed era disponibile a regalarci pompa e pistone della timoneria del Fauno, un motopeschereccio adibito a barca da diporto che aveva dovuto far demolire a Gaeta.
A inizio estate chiamo il cantiere, programmo un piccolo viaggio con altre due tappe utili e vado a Gaeta a ritirare il materiale, che trovo in buono stato e senz’altro perfettamente dimensionato per la nostra barca.
Studiamo l’installazione e portiamo il pistone per una revisione completa all’Ar Naval, dove ci facciamo costruire anche il braccio di collegamento del pistone all’asse del timone. Nel frattempo prepariamo i disegni per il montaggio e costruiamo sia le piastre di supporto per il pistone sia i supporti per la pompa che installiamo all’esterno a poppa della tuga. Pensiamo anche a come poter utilizzare ancora la vecchia colonnina di ottone che, insieme alla ruota, è proprio bella da vedere. La cosa risulta un po’ complicata: modifichiamo il mobile della timoneria (che serve da porta bombole e supporto al quadro motore) e riduciamo parte della colonnina, riuscendo così a inserirla sotto la pompa, incastrata nel mogano del mobile. Ritirati i pezzi dall’Ar Naval, montiamo il pistone sul suo supporto, lo mettiamo in posizione e verifichiamo che distanze e parallelismi corrispondano ai disegni. Quindi saldiamo il supporto alla piastra, colleghiamo i tubi dell’olio dalla pompa al pistone e verifichiamo il funzionamento. Per ora sembra funzionare bene, la vera prova la faremo in occasione della prima uscita in mare.

Le componenti della timoneria: pompa braccio di collegamento, pistone, colonnina e ruota.

Molti mi chiedono perché non cominciano a muovere la barca. La risposta è che mancano i collegamenti elettrici del motore e mancano perché non abbiamo ancora terminato l’impianto elettrico. Non si può certo fare tutto insieme e poi il nostro elettricista di fiducia, Paolo “il rosso”, è diventato padre all’inizio di agosto e, se sommiamo questo evento agli impegni di lavoro, risulta evidente che possiamo averlo con noi solo saltuariamente. Comunque l’impianto elettrico dispone di una squadra di consulenti numerosa e qualificata: Paolo, Giampaolo (elettricista amico di Giulia), Alfonso (abilissimo tuttofare dell’elettricità a bordo) e i ragazzi dell’El Tech (vecchi amici sempre disponibilissimi a dare una mano e a regalare materiale). Grazie a tutti loro, riusciamo a risolvere i numerosi dubbi tecnici e strategici, a revisionare e modificare motorino di avviamento e alternatori, a stendere tutti i cavi delle utenze, a disegnare i quadri di controllo (che ci costruiamo noi in legno) e a procurarci tutto il materiale con grosso risparmio.
Abbiamo suddiviso il controllo delle utenze in due quadri separati: quello principale in quadrato, che gestisce l’impianto a 220V, la maggior parte delle utenze a 24V e il sistema di ricarica delle batterie; e uno secondario vicino alle batterie, che gestisce il verricello salpa ancora e le pompe (esaurimento, maceratrice, coperta, bagni). Accanto alla timoneria ci sarà il quadro di comando del motore.

Impianto elettrico: uscita dei cavi nella zona del quadro, una sezione di interruttori, lo schema e il pannello frontale del quadro principale.

La preparazione dei quadri elettrici coincide con l’arrivo del Natale e così è passato un altro anno di lavoro, di problemi e di soddisfazioni e stiamo per affacciarci al 2009, che finalmente ci vedrà navigare di nuovo.