<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

28 luglio - 31 agosto


IL DIARIO
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Abbiamo anche concordato una giornata di lavoro con l’Ibix di Ravenna. I tecnici arrivano con tutti i loro macchinari e per tutto il giorno sverniciano fregi di legno, le parti dello scafo per portare a vista le teste dei chiodi, tutte le parti di metallo. Le loro macchine sono davvero versatili e la loro disponibilità e competenza ci fa pensare a una bella collaborazione per il futuro: la Nave di Carta ha trovato dei nuovi amici.

L’ecosabbiatrice dell’Ibix all’opera su una parte delicata.

Ci incontriamo con le maestranze dell’officina congegnatori e valutiamo il lavoro alla linea d’asse e al timone. Ci accorgiamo subito che stiamo parlando con persone molto preparate e molto disponibili e giungiamo presto a due conclusioni: l’asse è molto rovinato ed è meglio farne uno nuovo; il timone è difficile da raddrizzare e inoltre ha una forma veramente poco adatta alla barca, meglio farne uno nuovo.
Otteniamo rapidamente il benestare della Direzione e cominciano i lavori all’asse di trasmissione.
Per quanto riguarda il timone, finita la sostituzione delle tavole di poppa, ci consultiamo ancora con gli esperti dell’officina e ci troviamo tutti d’accordo su quale deve essere la forma ottimale. In un paio d’ore, con Aurelio prepariamo una sesta di compensato che già di per se stessa sembra un bellissimo timone.

La costruzione della sesta del nuovo timone.

Potremo mai ringraziare a dovere responsabili e maestranze dell’Arsenale? E cosa dire dei Comandi di Maridipart e Maribase? A fine aprile ci avevano concesso una proroga per i lavori fino a fine luglio. Adesso, con il benestare della Direzione di Marinarsen, non solo ci permettono di lavorare tutto il giorno anche in periodo di orario ridotto, ma ci concedono una nuova proroga ai lavori fino a fine ottobre. Il nostro primo ringraziamento consisterà nel fare di tutto per non dover chiedere un’altra proroga.
Dobbiamo risolvere al più presto il problema della costruzione dei serbatoi: le lamiere sono arrivate da tempo, ma finora non abbiamo trovato chi ce le saldi. Tra non molto saremo pronti a montare linea d’asse e motore e a chiudere la coperta. Ma prima dobbiamo installare i serbatoi, perchè sono grossi e pesanti e sarebbe una pazzia non installarli finché la barca è ancora vuota e quasi aperta.
La soluzione arriva ancora una volta da Andrea Moroni, che ci mette in contatto con due saldatori che lavorano in Arsenale e che potranno farci il lavoro nei pomeriggi liberi presso di lui. Renato e il figlio Danilo conoscono bene il loro lavoro e sono cordiali e disponibili. L’unico problema è che al momento non hanno molto tempo a disposizione; lo stesso dicasi per Andrea, che sta diventando padre; poi ci sono di mezzo le ferie. Per il momento ci organizziamo trasferendo lamiere e saldatrice da Andrea, poi vedremo di accelerare il lavoro dopo Ferragosto.
A fine Gennaio ci aveva fatto visita il gruppo di lavoro di cinematografia dell’Istituto Tecnico Statale Capellini, per le riprese di un documentario sul restauro di Oloferne. Ci fanno sapere che hanno finito il loro lavoro e che il filmato è in finale nel concorso nazionale “Vivere il mare”. Recuperiamo il DVD, che è davvero bello e che ci auguriamo di cuore riesca a vincere il concorso.
Mentre eseguiamo i lavori strutturali, il resto del cantiere non si ferma. Bisogna ancora completare la sverniciatura del nero dell’opera morta e poi levigarla, continuare a pitturare di minio le nuove parti sostituite, cominciare a preparare le parti che dovranno essere stuccate e calafatate. Sono lavori ai quali ci alterniamo tutti, compresa Lorenza, che inizia così le sue brevi vacanze, e anche Lorenza giovane, un’altra giovane appassionata di barche a vela che vuole regalarci parte del sui tempo.
Le vacanze sono davvero brevi, io mi alterno con Aurelio e in definitiva il cantiere resta inattivo solo dal 15 al 21 agosto, qualche giorno per recuperare un po’ di sonno e riposare la mente.
Alla ripresa dei lavori, Aurelio torna insieme a Vincenzo, uno dei suoi giovani aiutanti, dal carattere aperto e disponibile, che si dimostra da subito un buon compagno di lavoro.

Pausa pranzo per la squadra restauro .

La pittura è un elemento molto importante, perché stesa in abbondanza sulle tavole nuove, nelle fessure e nei comenti, sulla stoppa del calafataggio, costituisce il primo valido aiuto per mantenere lo scafo pulito e sano. Per cui pitturiamo e calafatiamo lo slancio di poppa, pitturiamo e stucchiamo lo specchio di poppa, continuiamo a pitturare ovunque sia utile. Poi continuiamo a sverniciare e levigare la fiancata di sinistra, sulla quale cominciamo a stendere il primer per lo stucco.

Aurelio calafata, Vincenzo stucca, Lorenza pittura.

I serbatoi continuano a essere un problema, i saldatori hanno spesso impegni di lavoro imprevisti e, quando sono disponibili, è la saldatrice che non funziona: siamo terribilmente in ritardo. Aurelio decide che non possiamo aspettare ancora, bisogna cominciare a montare la coperta, lasciando aperta la prua per far passare i serbatoi quando saranno pronti.
La coperta sarà formata da tre strati, due di fogli di compensato marino e uno di tavole di teck. Lungo la murata, i due strati di compensato terminano nelle due battute a gradino ricavate nei pieni tra gli scalmotti, in modo che le giunzioni con la murata risultino sfalsate, per diminuire la possibilità di infiltrazioni. La giunzione con la murata del primo strato è lineare, mentre quella del secondo strato è merlata per abbracciare la sezione degli scalmotti.
Cominciamo a preparare i fogli di compensato del primo strato. Prima si stabilisce la disposizione ottimale dei fogli, in modo da posizionare le giunzioni nei punti più opportuni e da sprecare il meno legno possibile Poi si ricorre ancora a un falso foglio utilizzato come sesta, per stabilire la curvatura dei lati che coincidono con la murata, soprattutto a poppa.

Il posizionamento dei fogli di compensato del primo strato di coperta.

Si mettono in posizione tutti i fogli tagliati a misura e si eseguono gli eventuali aggiustamenti. Poi si dovrà stendere la gomma sigillante (Sikaflex) lungo tutto il gradino di appoggio alle murate e avvitare i fogli ai bagli e ai supporti a murata. Bisogna però considerare che quando poi andremo a posizionare i fogli del secondo strato, copriremo tutto e non vedremo più dove sono posizionate nei bagli le viti del primo strato, con il rischio di mettere le viti del secondo strato sopra quelle del primo. Per risolvere questo problema, prima di fissare il primo strato di compensato, si segnano in rosso le posizioni delle teste dei bagli e si usa una sesta forata per avvitare i fogli, in modo che per il secondo strato sarà sufficiente posizionare opportunamente la sesta per essere sicuri di avvitare i fogli senza problemi