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30 aprile - 19 maggio
IL DIARIO
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La squadra di restauro di Oloferne si modifica.
Ci lascia Natale, richiamato a casa da impegni familiari e lavorativi
presi in precedenza, quando si prevedeva
di terminare i lavori importanti per maggio. Non è colpa sua se siamo
in ritardo e ci spiace che se ne vada. Il suo posto viene preso da un nipote
di Aurelio, Domingo, nato in argentina e residente in Inghilterra, con un passato
da sottufficiale sulla fregata Scirocco (ormeggiata a cento metri da Oloferne).
In attesa di sapere quando potrà aprire un ristorante a Camerota,
viene a Spezia a riprendere una vecchia consuetudine di dare una mano ad
Aurelio.
Il suo buffo accento e il sorriso schietto e simpatico ce lo fanno apprezzare
subito. Si dedica a noi anche Fanja, amica di culla di Luchino, che porta
anche in cantiere la concreta amicizia che lei e i suoi genitori Guido e
Gisella
ci dimostrano da anni.
Davide e Diego arrivano invece dal Piemonte. Sono due ragazzi con la passione
della navigazione che hanno seguito un corso di formazione presso un amico e
hanno deciso di dedicarci un mese del loro tempo.
Il cantiere assume un aspetto molto operativo e la casa di Fezzano molto da
campeggio, ma a noi piace così.
Viti e perni non bastano mai, la barca sembra mangiarli, soprattutto le viti
che stanno diventando un incubo, non solo per la difficoltà di reperirle,
ma anche perché le avvitiamo a mano. Su questo punto Aurelio è stato
inflessibile, solo con un trapano a mano è possibile “sentire” se
la vite penetra correttamente nel legno e tiene, quindi non scherziamo con le
cose serie, stiamo lavorando alle tavole del fasciame e la nostra sarà una
barca che non temerà di affrontare mari difficili. “È così che
si lavora” continuiamo a ripeterci mentre ci massacriamo per avvitare
centinaia di grosse viti da 10 centimetri con un vecchio trapano a mano girevole
ripescato
nel ripostiglio della ditta Moroni.
Prima o poi tutto finisce e arriva anche il giorno in cui non c’è più bisogno
di mettere una vite: abbiamo messo tutte quelle che servivano e quelle che
sono avanzate saranno tenute come preziose reliquie, considerando i mezzi rocamboleschi
con i quali le abbiamo trovate.
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| Centinaia di tappi a coprire tutte le viti e i
perni. |
Prima la barca sembrava un porcospino, adesso è costellata
dei fori delle viti e dei perni da tappare, quasi duemila tappi da fissare
con il Sikaflex e poi da tagliare e livellare. Poi ci sono da tappare
i fori dei vecchi chiodi eliminati e per questo lavoro ci fabbrichiamo
a mano delle piccole spine.
È
solo questione di pazienza e bisogna dire che tutti i ragazzi della squadra
ne dimostrano un sacco. Non si risparmiano neppure quando arriva il momento
di togliere gli ultimi strati di pittura e di livellare l’opera
viva con la levigatrice.
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| Si lavora per rendere nuovamente liscia l’opera
viva. |
Contemporaneamente vengono aperti tutti i comenti un
po’ difettosi, eliminando la stoppa e lo stucco che dovranno essere
sostituiti. Finalmente l’opera viva è pronta per ricevere
le prime mani di pittura e per essere calafatata.
Mentre la squadra si occupa del lavoro di manovalanza, Aurelio si occupa
degli interventi necessari al fasciame, apportando le poche riparazioni
necessarie qua e là.
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| Gli interventi strutturali sull’opera
viva. |
Poi passa al fissaggio definitivo dei bagli e delle
murate. Prima di tutto è necessario riportare la barca in forma,
perché in questi mesi si è un po’ aperta. Tavole,
cime e leve ben posizionate riavvicinano le fiancate alle teste dei bagli,
che vengono poi avvitate ai loro blocchi di appoggio.
Naturalmente lavoriamo pensando a quello che ci sarà ancora da
fare (che ci sembra sempre tantissimo) e cogliamo tutte le occasioni
che ci possono aiutare.
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| Le murate tirate in posizione. |
Prove di sabbiatura sul timone in ottone. |
Abbiamo letto la pubblicità di una sabbiatrice
che sembra essere molto versatile, al punto da poter essere utilizzata
anche per sverniciare il legno e per lucidare parti in ottone. Contattiamo
i distributori per l’Italia, l’Ibix di Ravenna, che si dimostrano
molto disponibili e organizzano una visita a scopo dimostrativo in cantiere.
La macchia funziona benissimo e Aurelio è molto interessato per
il suo cantiere. Riusciamo a metterci d’accordo per tutta una serie
di iniziative promozionali in comune, che prevedono anche la prossima
sverniciatura della pittura nera dell’opera morta della nostra
barca.
Arrivano anche le lamiere per i serbatoi. Le RSU di Fincantieri hanno
fatto un bellissimo lavoro e ci caricano sul camion (di Moroni naturalmente)
più di una tonnellata di lamiere perfettamente tagliate su misura
secondo i disegni forniti da noi ed elaborati con più precisione
da loro.
Adesso dobbiamo trovare chi le salderà e anche in questo caso
cercheremo la soluzione più semplice ed economica.
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