<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

29 settembre – 05 ottobre 2006


IL DIARIO
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È partita l’opera di demolizione degli interni.
In pochi giorni Aurelio ha smantellato quasi completamente le strutture interne, rivestimenti delle tughe, pareti divisorie, armadi, letti. Scalpelli e mazzuole alla mano, ha cominciato la sua opera distruttrice più veloce di quanto fossimo noi a scattare qualche foto e a cercare di sgombrare le macerie accatastandole sul ponte e sulle tughe.

Gli interni di Oloferne vengono demoliti


Per fortuna avevamo già sbarcato in precedenza le poche parti degli arredamenti che potranno tornarci utili o ritenute di qualche valore estetico o affettivo. (foto dettagli smontati)
Non c’è stato tempo per commuoversi davanti alla distruzione degli spazi che per anni hanno ospitato i nostri ragazzi.
Persino i benedetti cessi, che i ragazzi erano maestri a intasare, fanno tenerezza. La dinette dove abbiamo mangiato le improbabile pastasciutte cucinate da adolescenti abituati alle cure della mamma, le cuccette, tutto è ridotto a un cumulo di legnami accatastati.
Eppure non possiamo fare a meno di pensare come sia bello poter abbracciare con uno sguardo tutto l’interno della barca, che sembra così grande senza divisioni, seppure ancora ingombro di macerie. Si cominciano a vedere anche l’ossatura e il fasciame e dobbiamo ammettere che la barca è molto più bella nuda, finalmente libera di mostrare con soddisfazione la sua solida struttura. Siamo sempre più convinti che lasciare il massimo possibile della struttura a vista renderà gli interni non solo più spaziosi ma anche più affascinanti.
Al momento però ci muoviamo in un campo di battaglia, mentre all’esterno non c’è quasi più spazio per muoversi.
Ci siamo dedicati anche agli alberi, che riposano nel capannone del Marina di Fezzano. Disarmato il sartiame e le manovre correnti (il tutto ben addugliato in cantina), abbiamo smontato le ferramenta, naturalmente non senza i soliti problemi di perni e dadi storti e bloccati, problemi sempre risolvibili con il giusto impiego di quello splendido strumento di lavoro che è la mazzetta.
A parte qualche punto logorato dalle ferramenta e dalla slitta dei picchi, gli alberi si sono presentati sani e in buono stato, con solo poche piccole fessurazioni.

Aurelio Martuscelli raschia gli alberi


Con i soliti strumenti fabbricati ad hoc da Aurelio (quest’uomo è una vera miniera di soluzioni!) li abbiamo portati a legno e carteggiati in tempi decisamente brevi: ormai siamo disposti a organizzare gare di velocità di esecuzione di qualsiasi lavoro su barche di legno.
Naturalmente non ci sono solo i lavori a bordo, ma bisogna organizzare anche tutta la logistica e la gestione delle pratiche burocratiche.
Logistica significa cominciare a reperire e installare tutto ciò che permette di effettuare la prima fase dei lavori:
cancellata di delimitazione dell’area di lavoro;
materiale per la copertura della barca e della zona di lavoro a terra;
container per ricovero e protezione;
macchinari, attrezzi e materiali vari.
Con Aurelio cerchiamo disperatamente delle macchine utensili (combinata e sega a nastro) da acquistare usate. Dopo lunghi giri e consistente perdita di tempo, optiamo per la soluzione di portare da Camerota le macchine di Aurelio e di accettare l’offerta dell’amico Paolo Fardin di prestarci la sua piccola combinata per i lavori di finitura a bordo.
Acquistiamo il materiale per la recinzione e la copertura.
Ci sarebbe piaciuto poter disporre di quelle meravigliose coperture termoretraibili che fanno bella mostra nei cantieri di lusso ma il nostro budget non ce lo permette. Stanziamo poche centinaia di euro per acquistare pali di abete e telo da serre.
L’idea del telo da serre ce l’ha data Fiorenza Mursia, che oltre ad essere l’editore della Biblioteca del mare, ha una grossa esperienza di coltivatrice agricola. Il telo trasparente che usa per le sue serre si rivela un ottimo mezzo per coprire la barca.
Contship Italia raccoglie la nostra richiesta di aiuto e accetta di collaborare al nostro progetto di restauro prestandoci un container, che ci consegnerà sul posto di lavoro.
La Nave di Carta ha tanti amici e Oloferne può contare su una rete di solidarietà grandi e piccole.
Le pratiche burocratiche sono un altro discorso.
Qualsiasi cosa che entra nella Base deve essere dotata di apposito permesso, una procedura logica se si pensa che un oggetto entrato con il permesso può poi uscire con la certezza di non essere stato sottratto alla Base.
Ci sono procedure rigide e chiare anche sull’allestimento del nostro cantiere di lavoro; l’unico problema è che noi siamo in una posizione anomala, nel senso che siamo un’associazione ospitata e non una ditta appaltata, e quindi mettiamo un po’ in crisi le procedure. Per fortuna tutti i responsabili dei vari uffici ci dimostrano una simpatica disponibilità fuori del comune, che ci permette di chiarire in pochi giorni come dobbiamo comportarci. Ciò non toglie che le procedure per il movimento delle persone e dei materiali obblighino a un’organizzazione più rigida e pianificata del normale, ma ne vale la pena, perché la Base Navale e le persone che ci lavorano sono un mondo che merita di essere conosciuto.