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29 gennaio - 14 febbraio


IL DIARIO
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Gennaio si chiude con una simpatica iniziativa. Mentre continua il montaggio sei semi-bagli attorno alla tuga, riceviamo la visita del gruppo di lavoro di cinematografia dell’Istituto Tecnico Statale Capellini, per le riprese della prima parte di un documentario sul restauro di Oloferne. Studenti e professori salgono a bordo, si informano su tutto quello che stiamo facendo, filmano e intervistano. Aurelio abbandona i ferri del mestiere e davanti alle telecamere risponde alle domande della giovane intervistatrice con la scioltezza di un esperto oratore: dettagli tecnici, ma soprattutto un’appassionata  dissertazione sulla professione del maestro d’ascia.
I ragazzi torneranno fra un paio di mesi per riprendere le fasi più avanzate dei lavori.

Il gruppo di cinematografia del Tecnico statale Capellini al lavoro su Oloferne.

Però non è sempre festa e a inizio febbraio dobbiamo arrenderci all’evidenza che è necessario sostituire alcune ordinate e parte delle serrette. Sapevamo che c’era questa possibilità ma inizialmente l’avevamo scartata, la situazione ci sembrava migliore, invece pulendo bene tutta la sentina sono emerse le magagne nascoste. Non è certo un dramma, in fondo si tratta di una percentuale molto piccola di ordinate, ma il lavoro è lungo, perché si deve spaccare del legno che in alcuni punti è ancora durissimo e nascosto sotto il paramezzale. Poi ci sono tutti i chiodi da ribattere fuori dal fasciame, bisogna aspettare che le zone smantellate asciughino bene e pitturare. Per abbreviare il tempo necessario ad asciugare il fasciame, posizioniamo delle lampade da lavoro sulla zona interessata e le lasciamo accese giorno e notte.
Per fortuna le ordinate, come abbiamo già spiegato, sono montate a quinti, cioè a pezzi sfalsati, per cui possiamo sostituire parti non troppo lunghe, ma comunque è necessario trovare il legno della forma giusta oppure ricorrere nuovamente alla costruzione lamellare. E così adesso il lavoro procede in modo strano, si costruisce e contemporaneamente si demolisce, avanza la struttura portante della tuga e nel frattempo si tolgono le ordinate marce. C’è chi monta e adatta pezzi nuovi, chi spacca pezzi vecchi, chi continua a pitturare di bianco, a volte potrebbe sembrare un cantiere un po’ scoordinato ma in realtà cerchiamo di ottimizzare i tempi. Comunque, alla fine il risultato è sempre quello di ritrovarci la barca piena di segatura, trucioli, e pezzi di legno, il lavoro di smaltimento rifiuti non si ferma mai.

Il lavoro di smantellamento delle ordinate da sostituire.

Ai primi di febbraio torna a trovarci Michele Ansaloni, che ci porta dei bellissimi disegni tecnici della barca. Con lui e Aurelio facciamo il punto della situazione. I lavori sono stati eseguiti in fretta e a regola d’arte e la decisione di sostituire le parti rovinate non poteva non essere presa, anche se purtroppo ci rallenterà.
Adesso che i volumi interni sono meglio definiti, rivediamo insieme anche tutte le scelte delle disposizioni: collocazione dei serbatoi, della sala macchine, corridoi, cabine e bagni. Tracciamo qualche nuovo disegno che ci permetterà di procedere nel prossimo mese, lasciando ancora alcune decisioni sospese.
Non abbiamo paura di ripensare le nostre scelte: la collocazione di un serbatoio o di una parete possono avere numerosissime conseguenze sull’agibilità interna, sulla stabilità, sull’efficienza tecnica, ecc. Riconsiderare le cose, soprattutto con l’avanzare di lavori, può portare a prendere alla fine le decisioni migliori, l’importante è decidere nei tempi giusti per non rallentare i lavori.
Continuiamo a smantellare ordinate. Saranno anche poche, ma è lo stesso una bella fatica. Scalpelli e mazzuoli, leve e piedi di porco, tutto serve per tagliare, spaccare, divellere. Quando appaiono i chiodi e i perni, spesso rovinati dall’umidità, bisogna tagliarli e poi spingerli fuori dal fasciame, è un continuo martellare e a fine giornata non si sentono più le braccia. A volte il lavoro sembra impossibile, un pezzo di ordinata è troppo duro o un perno non ne vuole sapere di muoversi; allora arriva il suggerimento di Aurelio e l’ostacolo è superato. Qualche volta si dimostra risolutiva anche la forza bruta, se Aurelio giudica che non ci sono pericoli per la barca, il problema si risolve con delle mazzate più convinte e violente del solito: è un momento liberatorio e Natale non nasconde la sua soddisfazione, anche perché ha una valida giustificazione per il suo formidabile appetito.

Il montaggio della struttura portante del quadrato.

Nel frattempo Aurelio termina di montare la parte inferiore del quadrato, cioè le strutture portanti del pavimento, con le parti fisse e quelle che saranno gli accessi al vano motore, le pareti laterali inferiori, i semi-bagli della coperta esterna, la divisione tra sala macchine e locali alloggio.
Non possiamo però dimenticarci che il nostro è anche un progetto di comunicazione e quindi ci prepariamo alla presentazione ufficiale del restauro di Oloferne, che avverrà il 14 febbraio, proprio il giorno di S. Valentino.
Guidato da Lorenza, il gruppo di lavoro composto da Sara, Luca (Luchino) e il sottoscritto prepara e spedisce gli inviti a mano, per posta, per email; prepara la presentazione del lavoro in Power Point,, allestisce la sala concessa dall’Assonautica (Camera di Commercio), prepara foto, tabelloni e filmati, il rinfresco.
Il 14 a mezzogiorno la sala è piena, ci sono tutti, giornalisti, rappresentanti della Marina Militare, dei comuni, di enti e istituzioni, tutti coloro che ci aiutano, gli amici. Ripuliti e rivestiti, dopo un ultimo briefing con Lorenza, io Aurelio e Luca rilasciamo interviste e raccontiamo l’avventura del restauro di Oloferne, un nuovo capitolo della vela solidale.

La conferenza stampa di presentazione del restauro di Oloferne.