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29 gennaio - 14 febbraio
IL DIARIO
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giugno - dicembre '08
Gennaio si chiude con una simpatica iniziativa. Mentre continua il montaggio
sei semi-bagli attorno alla tuga, riceviamo la visita del gruppo di lavoro
di cinematografia dell’Istituto Tecnico Statale Capellini, per
le riprese della prima parte di un documentario sul restauro di Oloferne.
Studenti e professori salgono a bordo, si informano su tutto quello che
stiamo facendo, filmano e intervistano. Aurelio abbandona i ferri del
mestiere e davanti alle telecamere risponde alle domande della giovane
intervistatrice con la scioltezza di un esperto oratore: dettagli tecnici,
ma soprattutto un’appassionata dissertazione sulla professione
del maestro d’ascia.
I ragazzi torneranno fra un paio di mesi per riprendere le fasi più avanzate
dei lavori.
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| Il gruppo di cinematografia del Tecnico statale
Capellini al lavoro su Oloferne. |
Però non è sempre festa e a inizio febbraio dobbiamo arrenderci
all’evidenza che è necessario sostituire alcune ordinate
e parte delle serrette. Sapevamo che c’era questa possibilità ma
inizialmente l’avevamo scartata, la situazione ci sembrava migliore,
invece pulendo bene tutta la sentina sono emerse le magagne nascoste.
Non è certo un dramma, in fondo si tratta di una percentuale molto
piccola di ordinate, ma il lavoro è lungo, perché si deve
spaccare del legno che in alcuni punti è ancora durissimo e nascosto
sotto il paramezzale. Poi ci sono tutti i chiodi da ribattere fuori dal
fasciame, bisogna aspettare che le zone smantellate asciughino bene e
pitturare. Per abbreviare il tempo necessario ad asciugare il fasciame,
posizioniamo delle lampade da lavoro sulla zona interessata e le lasciamo
accese giorno e notte.
Per fortuna le ordinate, come abbiamo già spiegato, sono montate
a quinti, cioè a pezzi sfalsati, per cui possiamo sostituire parti
non troppo lunghe, ma comunque è necessario trovare il legno
della forma giusta oppure ricorrere nuovamente alla costruzione lamellare.
E così adesso il lavoro procede in modo strano, si costruisce
e contemporaneamente si demolisce, avanza la struttura portante della
tuga e nel frattempo si tolgono le ordinate marce. C’è chi
monta e adatta pezzi nuovi, chi spacca pezzi vecchi, chi continua a pitturare
di bianco, a volte potrebbe sembrare un cantiere un po’ scoordinato
ma in realtà cerchiamo di ottimizzare i tempi. Comunque, alla
fine il risultato è sempre quello di ritrovarci la barca piena
di segatura, trucioli, e pezzi di legno, il lavoro di smaltimento rifiuti
non si ferma mai.
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| Il lavoro di smantellamento delle ordinate da
sostituire. |
Ai primi di febbraio torna a trovarci Michele Ansaloni, che ci porta
dei bellissimi disegni tecnici della barca. Con lui e Aurelio facciamo
il punto della situazione. I lavori sono stati eseguiti in fretta e a
regola d’arte e la decisione di sostituire le parti rovinate non
poteva non essere presa, anche se purtroppo ci rallenterà.
Adesso che i volumi interni sono meglio definiti, rivediamo insieme anche
tutte le scelte delle disposizioni: collocazione dei serbatoi, della
sala macchine, corridoi, cabine e bagni. Tracciamo qualche nuovo disegno
che ci permetterà di procedere nel prossimo mese, lasciando ancora
alcune decisioni sospese.
Non abbiamo paura di ripensare le nostre scelte: la collocazione di un
serbatoio o di una parete possono avere numerosissime conseguenze sull’agibilità interna,
sulla stabilità, sull’efficienza tecnica, ecc. Riconsiderare
le cose, soprattutto con l’avanzare di lavori, può portare
a prendere alla fine le decisioni migliori, l’importante è decidere
nei tempi giusti per non rallentare i lavori.
Continuiamo a smantellare ordinate. Saranno anche poche, ma è lo
stesso una bella fatica. Scalpelli e mazzuoli, leve e piedi di porco,
tutto serve per tagliare, spaccare, divellere. Quando appaiono i chiodi
e i perni, spesso rovinati dall’umidità, bisogna tagliarli
e poi spingerli fuori dal fasciame, è un continuo martellare e
a fine giornata non si sentono più le braccia. A volte il lavoro
sembra impossibile, un pezzo di ordinata è troppo duro o un perno
non ne vuole sapere di muoversi; allora arriva il suggerimento di Aurelio
e l’ostacolo è superato. Qualche volta si dimostra risolutiva
anche la forza bruta, se Aurelio giudica che non ci sono pericoli per
la barca, il problema si risolve con delle mazzate più convinte
e violente del solito: è un momento liberatorio e Natale non nasconde
la sua soddisfazione, anche perché ha una valida giustificazione
per il suo formidabile appetito.
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| Il montaggio della struttura portante del quadrato. |
Nel frattempo Aurelio termina di montare la parte inferiore del quadrato,
cioè le strutture portanti del pavimento, con le parti fisse e
quelle che saranno gli accessi al vano motore, le pareti laterali inferiori,
i semi-bagli della coperta esterna, la divisione tra sala macchine e
locali alloggio.
Non possiamo però dimenticarci che il nostro è anche un
progetto di comunicazione e quindi ci prepariamo alla presentazione ufficiale
del restauro di Oloferne, che avverrà il 14 febbraio, proprio
il giorno di S. Valentino.
Guidato da Lorenza, il gruppo di lavoro composto da Sara, Luca (Luchino)
e il sottoscritto prepara e spedisce gli inviti a mano, per posta, per
email; prepara la presentazione del lavoro in Power Point,, allestisce
la sala concessa dall’Assonautica (Camera di Commercio), prepara
foto, tabelloni e filmati, il rinfresco.
Il 14 a mezzogiorno la sala è piena, ci sono tutti, giornalisti,
rappresentanti della Marina Militare, dei comuni, di enti e istituzioni,
tutti coloro che ci aiutano, gli amici. Ripuliti e rivestiti, dopo un
ultimo briefing con Lorenza, io Aurelio e Luca rilasciamo interviste
e raccontiamo l’avventura del restauro di Oloferne, un nuovo capitolo
della vela solidale.
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| La conferenza stampa di presentazione del restauro
di Oloferne. |
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