<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

28 settembre 2006


IL DIARIO
Inizio settembre
28 settembre 2006
29 settembre – 5 ottobre
9 ottobre – 14 ottobre
18 ottobre – 25 ottobre

6 novembre - 9 novembre
10 novembre - 13 novembre
14 novembre -22 novembre
27 novembre - 30 novembre
01 dicembre - 08 dicembre
13 dicembre - 21 dicembre
02 gennaio - 12 gennaio
13 gennaio - 19 gennaio
20 gennaio - 26 gennaio
29 gennaio - 14 febbraio
15 febbraio - 03 marzo

04 marzo - 31 marzo
01 aprile - 27 aprile

30 aprile – 19 maggio
21 maggio - 09 giugno
11 – 30 giugno
02 – 28 luglio
30 luglio– 31 agosto
01 - 23 settembre
24 settembre - 16 ottobre
17 ottobre - 10 novembre
11 novembre - 12 gennaio '08
13 gennaio - 10 aprile '08
10 - 14 aprile '08
15 aprile - 15 maggio '08
giugno - dicembre '08

Il treno sul quale viaggiava Aurelio, Reggio Calabria – Torino, che di solito ha un ritardo medio di quattro ore con punte di dodici, oggi è arrivato con soli quindici minuti di ritardo, permettendoci di rispettare il programma previsto. Non siamo superstiziosi ma non abbiamo potuto fare a meno di pensare : "buon segno".
È l’ottimismo della volontà che ci fa dimenticare che il giorno prima il motorino d’avviamento della barca ha tirato l’ultimo respiro, cosa che ci ha obbligati a un intervento d’emergenza durato “solo” mezza giornata.
È come se la barca sentisse che è arrivato il momento di fermarsi. Certo se non lo facesse di colpo sarebbe meglio.
A metà mattinata ci mettiamo in movimento per raggiungere la Base Navale, il piazzale che ci è stato assegnato è nella zona vicina al ponte girevole.
Dal porto di Fezzano è una manciata di minuti ma l’elica incrostata ci impone la vertiginosa velocità di un nodo. Guardiamo il panorama e cerchiamo di prevedere i problemi che potrebbero sorgere durante la manovra e che, puntualmente, si verificano.
Oloferne si sta comportando come una vecchia signora malata che non vuole andare in ospedale, ci vorrà tutta la pazienza e l’abilità dei marinai della Base per aiutarci a ormeggiare.

L'ormeggio di Oloferne nella Base Navale.


Quando la barca si appoggia con delicatezza al solido pontone americano non possiamo fare a meno di tirare un sospiro di sollievo. Il pontone è una sorta di enorme chiatta dotata di un gru capace di sollevare carri armati, rimorchiatori e piccole navi.
Adesso però deve sollevare e mettere in terra Oloferne.
Aurelio e i tecnici della Base si muovono come se avessero lavorato insieme per una vita. È in questi momenti che la tanto abusata parola “professionalità” torna ad avere un senso.

L'alaggio di Oloferne


Oloferne viene appoggiata delicatamente sui tacchi dal lavoro coordinato di un gruppo di persone che, pur non avendo mai lavorato insieme, riconoscono le reciproche competenze, affrontano i problemi che via via si pongono con un sforzo comune. Il risultato è ottimo: Oloferne è in terra.

Oloferne appoggia sui tacchi. Siamo in terra

Mentre avvenivano le manovre sul piazzale si è raccolto un gruppo numeroso di persone, tecnici civili, marinai e ufficiali dei diversi reparti della Base. Il nostro maestro d’ascia ha coordinato le operazioni con la consueta competenza, dal posizionamento delle fasce ai movimenti della gru del pontone. Ma a far salire le sue quotazioni tra gli addetti della Base sono gli originali raschietti professionali che costruisce a tempo record con vecchie lame da pialla.
La sua teoria è semplice e parte da una banalissima constatazione: “Quando ti fai la barba che fai? Tiri o spingi?”
La risposta è ovvia: “Tiri”
“Appunto. Quindi pure per levare le cozze si fa prima tirando che spingendo”.
I raschietti riproducono la lama curva di un rasoio da barba e incredibilmente ci consentono di pulire la carena in tre ore contro le otto preventivate. Un record.

La sera a cena ci divertiamo a progettare una produzione industriale di raschietti per carena.