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02 - 28 luglio


IL DIARIO
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Continuiamo gli interventi a poppa e, finito di fissare il fasciame esterno dello specchio, cominciamo a rinforzare l’interno con i blocchi di supporto dei bagli e della nuova coperta. Si tratta dello stesso lavoro già fatto lungo le murate, ma reso più difficile dalla curvatura importante della poppa.
Al momento di montare i bagli, dobbiamo decidere definitivamente che sistema di timoneria vogliamo installare, per sapere con esattezza quale sarà la posizione della colonna della ruota. Cominciamo con lo scartare il sistema idraulico, perché dalle informazioni che abbiamo raccolto risulta che per avere un timone abbastanza sensibile dovremmo montare una macchina troppo costosa. Con Aurelio prendiamo in esame le varie soluzioni meccaniche e optiamo per una trasmissione verticale in linea diretta, con scatola di riduzione nella colonna della ruota o sull’asse della pala. L’importante è trovare una scatola di riduzione dal rapporto adatto a rendere il timone meno duro con al massimo un giro e mezzo, due della ruota.
Stabiliamo anche la posizione del gavone a poppa del timone, che sarà sormontato da una grossa panca porta oggetti.
Per i passacavi delle cime di ormeggio di poppa scegliamo la soluzione dei fori attraverso la murata a livello della coperta. Stabiliamo le posizioni, foriamo il pieno dei supporti dei bagli e facciamo il disegno degli occhi di cubia di acciaio che vogliamo montare. Non troviamo niente di già pronto e quindi ne chiediamo la realizzazione all’Ar Naval, che è sempre in grado di eseguire lavori di alta qualità.
Finalmente montiamo anche i bagli di poppa.
Naturalmente sarebbe troppo bello se tutto procedesse senza intoppi. Ci soffermiamo a osservare con più attenzione la pala del timone e la zona della losca e ci accorgiamo che non è solo la pala a essere un po’ storta (coda che già sapevamo), ma purtroppo anche l’insieme asse della pala e asse che attraversa la losca. Non ci resta che smontare il tutto. Il timone pesa parecchio, ma un buon sistema di cime fissate a paranco ci permette di effettuare lo smontaggio in breve tempo e con poca fatica. Il timone è a terra e decidiamo che proveremo a chiedere agli amici dell’officina congegnatori se possono darci una mano.

Il montaggio dei bagli dell’estrema poppa L’imbragatura per togliere il timone.

Siamo concentrati sulla zona della losca del timone e così ci accorgiamo che sotto la pittura nera non ancora levata alcune tavole di fasciame non hanno un bello aspetto. Levighiamo bene la pittura di tutta la zona e purtroppo i timori si rivelano fondati: è necessario sostituire sette tavole (o parte di esse) dello slancio di poppa e la parte superiore del dritto. La cosa ci demoralizza un po’, non tanto per la difficoltà del lavoro (ordinaria amministrazione), quanto per il tempo necessario a eliminare in modo pulito le vecchie tavole e a montare le nuove.
Siamo a luglio e, secondo i piani originali, Aurelio dovrebbe essere tornato a casa da un po’. A Camerota siamo in piena stagione e tutto il lavoro del cantiere pesa sulle spalle dei figli, per cui da adesso stabiliamo che Aurelio si dividerà tra Spezia e Camerota. Dovremo organizzarci in modo che durante le assenze di Aurelio vengano eseguiti i lavori che non richiedono per forza la sua presenza e preparati quelli che svolgerà al suo ritorno.
Aurelio segna le parti di tavole che dovranno essere sostituite, inizia il lavoro di demolizione e ci lascia il compito di continuare. Per ogni tavola è necessario togliere non solo la parte marcia ma anche una porzione sana a prua e a poppa, per avere la certezza di lasciare solo legno robusto e affidabile. Inoltre il taglio deve essere effettuato in modo che le giunzioni di testa delle tavole corrispondano a un’ordinata, sulle quali si avvitano le teste delle tavole nuove; e le giunzioni, che sono le parti debole del fasciame, devono essere sfalsate tra loro in modo da ripartirle su diversi punti e non averle tutte sulla stessa ordinata.

La demolizione delle tavole marce dello slancio di poppa.

Il lavoro di demolizione è lungo e faticoso. Al di là delle parti marce il legno è duro e i vecchi chiodi tengono bene e bisogna stare attenti a non rovinare le tavole sane adiacenti. Con mazzetta, scalpello e piede di porco (usato con attenzione quando possibile) il lavoro procede a volte speditamente, più spesso lentamente e molto faticosamente, e ci vuole quasi una settimana per ultimarlo.
Prima di iniziare la demolizione abbiamo preso le misure di base delle tavole da sostituire e ci siamo procurati da Rao quelle che non avevamo in cantiere.
Al ritorno di Aurelio cominciamo a ricostruire. Impieghiamo una settimana e ancora una volta alla frustrazione del tempo che passa inesorabile si accompagna la consapevolezza di apportare un ulteriore grossa miglioria alla barca e il fascino di partecipare a un lavoro che richiede grande abilità. Le tavole del fasciame hanno forma curva e larghezza irregolare; forma e dimensioni finali vengono calcolate per mezzo di una falsa tavola di riferimento più stretta messa in posizione e sulla quale vengono segnate a intervalli regolari forma e distanza delle tavole adiacenti.

La preparazione delle tavole nuove.

Poi la falsa tavola viene appoggiata sulla tavola nuova, dove vengono riportate le misure prese, che permettono di segnare la forma giusta nella quale deve essere tagliata. La tavola viene poi presentata in posizione e aggiustata con la pialla in modo che le sue facce laterali combacino esattamente con quelle delle tavole adiacenti. Lo slancio di poppa è curvo sia in senso longitudinale sia in senso trasversale, per cui le tavole, quando vengono appoggiate alle ordinate, devono piegarsi in queste due direzioni.

La preparazione delle tavole nuove.

Curvare e torcere una tavola di mogano spessa 4 centimetri e lunga 2 metri e fissarla definitivamente in posizione non è come dirlo. Lavoriamo di morse e di puntelli, fissiamo perni passanti e viti e un po’ alla volta tutte le tavole sono in posizione. È stata una vera faticaccia, soprattutto dopo dieci mesi di lavoro ininterrotto, ma ci consoliamo dicendoci che questo dovrebbe essere l’ultimo intervento strutturale.