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01 - 23 settembre
IL DIARIO
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10 - 14 aprile '08
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giugno - dicembre '08
Continua il montaggio del primo strato di coperta, stendendo il primer
e la gomma sigillante su tutti i bordi della murata e lungo i bagli
dove verranno giuntati i fogli di compensato. Le giunzioni longitudinali
dei fogli che non cadono sui bagli vengono scanalate per poter essere
a loro volta gommate. A questo punto si avvitano tutti i fogli ai
bagli e alla loro sede nei supporti della murata. Poi si passa al
secondo
strato. I fogli vengono posizionati sfalsati rispetto ai precedenti,
in modo che le giunzioni non cadano una sopra l’altra, rendendo
ancora più difficile il passaggio di eventuali infiltrazioni
di acqua. Lungo le murate i fogli vengono sagomati non solo per seguire
la forma della murata, ma anche per abbracciare tutti gli scalmotti.
Si stende nuovamente la gomma lungo le murate e sotto le giunzioni
e si avvitano anche i fogli del secondo strato, con viti più lunghe
perché devono fissare due strati di compensato.
I primi due strati della coperta sono stesi da poppa a prua, ma non
completamente. Ci fermiamo poco prima del gradino che porterà nel pozzetto di
prua, dove si troveranno la base del bompresso, il verricello e le bitte
di ormeggio. Questa parte della prua rimarrà al livello originario,
sia per mantenere la zona di lavoro protetta dalle murate più alte,
sia per non dover modificare anche l’installazione del bompresso.
Questa parte della coperta, compresi i rinforzi degli scalmotti e dei
bagli, verrà ultimata solo dopo che ci avremo fatto passare i
serbatoi dell’acqua.
I serbatoi sono fermi: Renato e Danilo non riescono a trovare il tempo
e rinunciano. Ci salva ancora una volta Andrea Moroni, che trova Alessio
e Alessandro, disponibili nel tardo pomeriggio e al sabato. Sono due
ragazzi giovani e seri e mi piace subito il loro modo di affrontare
il lavoro. Acquistiamo una saldatrice a 220V e aggiustiamo la vecchia
saldatrice
a 380V di Aurelio; se i macchinari, il tempo e i ragazzi tengono, chissà che
non si riesca a uscire anche dal tunnel dei serbatoi.
Riceviamo la graditissima visita di Mauro Pandimiglio e dei suoi giovani
istruttori, in navigazione con il mitico Rescator (“schifazzo” siciliano
del 1899) verso Genova per partecipare alla manifestazione velica internazionale “Vela
in testa”. Si fermano all’ormeggio a Fezzano e vengono a
visitare il nostro cantiere, cogliendo anche l’occasione per
consultare Aurelio sui prossimi lavori di manutenzione.
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| L’allestimento del secondo strato
di coperta. La visita dei ragazzi del Rescator. |
L’ultimo strato di coperta comprende le doghe di teck e le mastre
di mogano, cioè le strisce larghe 10-15 cm che bordano il teck
lungo le murate, al centro della coperta e lungo i perimetri di tutte
le aperture in coperta (tuga e osteriggi). Le mastre sono un aspetto
estetico importante, ma soprattutto servono a impedire le infiltrazioni
di acqua lungo queste giunture. Stendere le doghe di teck sarà una
delle ultime operazioni, ma intanto cominciamo a montare la mastra lungo
le murate. La mastra alla fine risulterà una lunga tavola di mogano
che segue tutto il perimetro delle murate, ma per montarla è necessario
sagomare diverse tavole che seguono il disegno delle murate e degli scalmotti
e che vengono unite tra loro con il solito metodo della lunga palella. È un
lavoro nel quale Aurelio è maestro nell’ottenere la migliore
qualità nel minimo tempo, anche se la curvatura di poppa rende
l’esecuzione più lenta e complessa, obbligandoci a giunzioni
più frequenti, perché, anche volendo sprecare tanto legno,
non sarebbe comunque possibile trovare una tavola abbastanza larga da
ricavarci una lunga tavola dalla curvatura molto accentuata. Lungo le
murate la mastra è la prima e più importante protezione
contro le infiltrazioni di acqua, per cui viene posizionata con abbondante
gomma nera e avvitata con cura. Le teste delle viti che fissano i fogli
di compensato ai bagli verranno coperte dal teck e quindi basta che siano
a filo coperta; quelle delle mastre invece saranno a vista, per cui devono
entrate nei loro alloggiamenti nel legno e poi essere tappate. La squadra
lavora di lena e anche le mastre sono montate.
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| Dida: Preparazione e montaggio delle mastre
laterali della coperta. |
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Sempre in attesa dei serbatoi, decidiamo di ultimare i lavori alle
murate montando anche il capo di banda, cioè la tavola orizzontale
superiore con cui finisce la murata (o la falchetta). Anche in questo
caso si tratta di tagliare le tavole in forma e di giuntarle: tra loro
con palelle, e alle tavole di prua e di poppa ancora in sede con appositi
incastri. Preparate le tavole, la sequenza del lavoro si ripete: primer,
gomma nera, morsetti per tenere in posizione, fori per le viti con
alloggiamenti per i tappi, viti, colla e tappi.
Naturalmente tutte le centinaia, forse migliaia, di tappi che abbiamo
incollato e che incolleremo, di misure diverse secondo le dimensioni
delle viti o dei perni, ce li siamo fatti noi, con il trapano a colonna
e l’apposita punta forata (una punta diversa per ogni diametro),
utilizzando gli scarti delle tavole di mogano. A fare i tappi ci abbiamo
lavorato un po’ tutti, ma per il momento direi che il primato di
produzione spetta a Fanja.
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| Preparazione e montaggio del capo di banda. |
Continua senza sosta l’approvvigionamento di legno, che richiediamo
man mano che calcoliamo quantità e misure necessarie per i vari
lavori che si susseguono, naturalmente sempre all’ultimo momento
e con urgenza, sfruttando senza vergogna la pazienza e l’amicizia
di Rao e dei suoi tecnici. Unica eccezione il teck per la coperta, che
ci facciamo consegnare in anticipo per non rischiare di perdere l’opzione
su una partita particolarmente conveniente.
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| L’arrivo delle doghe di teck per l’ultimo
strato di coperta. |
Prendiamo una decisione definitiva per la sistemazione del vano catena
dell’ancora. Costruiremo un contenitore di acciaio sistemato nella
parte superiore del vano, lasciando libera la piccola parte inferiore.
Il contenitore sarà stagno, con scarico dell’acqua che confluisce
nel serbatoio di raccolta delle acque grigie; sarà diviso in due
comparti, per raccogliere separatamente le due catene dell’ancora
principale e di quella di rispetto. Abbiamo preparato le seste e naturalmente
dovremo procurarci le lamiere e farle saldare; evidentemente l’esperienza
dei serbatoi non ci è bastata.
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