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01 - 23 settembre


IL DIARIO
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Continua il montaggio del primo strato di coperta, stendendo il primer e la gomma sigillante su tutti i bordi della murata e lungo i bagli dove verranno giuntati i fogli di compensato. Le giunzioni longitudinali dei fogli che non cadono sui bagli vengono scanalate per poter essere a loro volta gommate. A questo punto si avvitano tutti i fogli ai bagli e alla loro sede nei supporti della murata. Poi si passa al secondo strato. I fogli vengono posizionati sfalsati rispetto ai precedenti, in modo che le giunzioni non cadano una sopra l’altra, rendendo ancora più difficile il passaggio di eventuali infiltrazioni di acqua. Lungo le murate i fogli vengono sagomati non solo per seguire la forma della murata, ma anche per abbracciare tutti gli scalmotti. Si stende nuovamente la gomma lungo le murate e sotto le giunzioni e si avvitano anche i fogli del secondo strato, con viti più lunghe perché devono fissare due strati di compensato.
I primi due strati della coperta sono stesi da poppa a prua, ma non completamente. Ci fermiamo poco prima del gradino che porterà nel pozzetto di prua, dove si troveranno la base del bompresso, il verricello e le bitte di ormeggio. Questa parte della prua rimarrà al livello originario, sia per mantenere la zona di lavoro protetta dalle murate più alte, sia per non dover modificare anche l’installazione del bompresso. Questa parte della coperta, compresi i rinforzi degli scalmotti e dei bagli, verrà ultimata solo dopo che ci avremo fatto passare i serbatoi dell’acqua.
I serbatoi sono fermi: Renato e Danilo non riescono a trovare il tempo e rinunciano. Ci salva ancora una volta Andrea Moroni, che trova Alessio e Alessandro, disponibili nel tardo pomeriggio e al sabato. Sono due ragazzi giovani e seri e mi piace subito il loro modo di affrontare il lavoro. Acquistiamo una saldatrice a 220V e aggiustiamo la vecchia saldatrice a 380V di Aurelio; se i macchinari, il tempo e i ragazzi tengono, chissà che non si riesca a uscire anche dal tunnel dei serbatoi.
Riceviamo la graditissima visita di Mauro Pandimiglio e dei suoi giovani istruttori, in navigazione con il mitico Rescator (“schifazzo” siciliano del 1899) verso Genova per partecipare alla manifestazione velica internazionale “Vela in testa”. Si fermano all’ormeggio a Fezzano e vengono a visitare il nostro cantiere, cogliendo anche l’occasione per consultare Aurelio sui prossimi lavori di manutenzione.

L’allestimento del secondo strato di coperta. La visita dei ragazzi del Rescator.

L’ultimo strato di coperta comprende le doghe di teck e le mastre di mogano, cioè le strisce larghe 10-15 cm che bordano il teck lungo le murate, al centro della coperta e lungo i perimetri di tutte le aperture in coperta (tuga e osteriggi). Le mastre sono un aspetto estetico importante, ma soprattutto servono a impedire le infiltrazioni di acqua lungo queste giunture. Stendere le doghe di teck sarà una delle ultime operazioni, ma intanto cominciamo a montare la mastra lungo le murate. La mastra alla fine risulterà una lunga tavola di mogano che segue tutto il perimetro delle murate, ma per montarla è necessario sagomare diverse tavole che seguono il disegno delle murate e degli scalmotti e che vengono unite tra loro con il solito metodo della lunga palella. È un lavoro nel quale Aurelio è maestro nell’ottenere la migliore qualità nel minimo tempo, anche se la curvatura di poppa rende l’esecuzione più lenta e complessa, obbligandoci a giunzioni più frequenti, perché, anche volendo sprecare tanto legno, non sarebbe comunque possibile trovare una tavola abbastanza larga da ricavarci una lunga tavola dalla curvatura molto accentuata. Lungo le murate la mastra è la prima e più importante protezione contro le infiltrazioni di acqua, per cui viene posizionata con abbondante gomma nera e avvitata con cura. Le teste delle viti che fissano i fogli di compensato ai bagli verranno coperte dal teck e quindi basta che siano a filo coperta; quelle delle mastre invece saranno a vista, per cui devono entrate nei loro alloggiamenti nel legno e poi essere tappate. La squadra lavora di lena e anche le mastre sono montate.

Dida: Preparazione e montaggio delle mastre laterali della coperta.

Sempre in attesa dei serbatoi, decidiamo di ultimare i lavori alle murate montando anche il capo di banda, cioè la tavola orizzontale superiore con cui finisce la murata (o la falchetta). Anche in questo caso si tratta di tagliare le tavole in forma e di giuntarle: tra loro con palelle, e alle tavole di prua e di poppa ancora in sede con appositi incastri. Preparate le tavole, la sequenza del lavoro si ripete: primer, gomma nera, morsetti per tenere in posizione, fori per le viti con alloggiamenti per i tappi, viti, colla e tappi.
Naturalmente tutte le centinaia, forse migliaia, di tappi che abbiamo incollato e che incolleremo, di misure diverse secondo le dimensioni delle viti o dei perni, ce li siamo fatti noi, con il trapano a colonna e l’apposita punta forata (una punta diversa per ogni diametro), utilizzando gli scarti delle tavole di mogano. A fare i tappi ci abbiamo lavorato un po’ tutti, ma per il momento direi che il primato di produzione spetta a Fanja.

 

Preparazione e montaggio del capo di banda.

Continua senza sosta l’approvvigionamento di legno, che richiediamo man mano che calcoliamo quantità e misure necessarie per i vari lavori che si susseguono, naturalmente sempre all’ultimo momento e con urgenza, sfruttando senza vergogna la pazienza e l’amicizia di Rao e dei suoi tecnici. Unica eccezione il teck per la coperta, che ci facciamo consegnare in anticipo per non rischiare di perdere l’opzione su una partita particolarmente conveniente.

L’arrivo delle doghe di teck per l’ultimo strato di coperta.

Prendiamo una decisione definitiva per la sistemazione del vano catena dell’ancora. Costruiremo un contenitore di acciaio sistemato nella parte superiore del vano, lasciando libera la piccola parte inferiore. Il contenitore sarà stagno, con scarico dell’acqua che confluisce nel serbatoio di raccolta delle acque grigie; sarà diviso in due comparti, per raccogliere separatamente le due catene dell’ancora principale e di quella di rispetto. Abbiamo preparato le seste e naturalmente dovremo procurarci le lamiere e farle saldare; evidentemente l’esperienza dei serbatoi non ci è bastata.