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18 –25 ottobre
2006
IL DIARIO
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Ritorna Aurelio con il trapano e Natale, uno dei suoi giovani aiutanti,
che si dimostra subito simpatico e disponibile, gran lavoratore
e soprattutto gran mangiatore. Natale è un vero professionista,
si nutre con la stessa determinazione e velocità con la
quale Aurelio smantella la barca: se mangiasse legno e ferro avremmo
risolto
il problema
dello smaltimento del materiale.
Alla squadra si aggiunge Paolo ‘’il rosso’’,
uno del nostro equipaggio che nella vita fa l'elettricista: si occuperà sia
dell’impianto elettrico del cantiere sia di quello della barca,
mettendo a disposizione la sua professionalità e il suo tempo,
oltre che la sua simpatica compagnia.
La squadra funziona bene (sotto il comando di Aurelio) e finalmente
si comincia a lavorare davvero. Nonostante qualche giorno di brutto
tempo,
procediamo spediti. Impostiamo l’impianto elettrico generale,
montiamo la recinzione, sistemiamo macchinari e attrezzi, e il cantiere
comincia
a essere organizzato come si deve.
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Prosegue l’opera di demolizione
degli interni e la coperta viene sgombrata dalle macerie, che finiscono
nel loro contenitore. Quando piove ci trasferiamo a Fezzano e gli alberi
ormai sono nudi, lisci, riparati e già mezzi verniciati.
Tagliamo e scoperchiamo la tuga di poppa.
e sbarchiamo il motore,
il caro vecchio Perkins, che si trova già nelle mani fidate
dell’Electromotor,
un altro amico della Nave di Carta.
Aurelio si mette d’impegno e, sega di qua, inchioda di là,
nasce la struttura portante della copertura, che viene rizzata a braccia
e soprattutto con l’uso intelligente di paranchi e rinvii.
Si approfondiscono anche i rapporti umani, che ci introducono sempre
più nel
mondo lavorativo della Base Navale. Al nostro fianco è ormeggiata
la chiatta che, con la sua grande gru, ha messo in terra Oloferne. È l’immenso
pontone costruito a Pittsburgh nel 1952 per l’imbarco di
carri armati e che circa trent’anni fa gli americani hanno
lasciato alla Spezia. Un monumento alla qualità costruttiva
di quegli anni, che continua a sollevare chiatte e rimorchiatori
senza dare
alcun segno di cedimento
o degrado, come ci racconta con orgoglio il personale addetto,
che ci mostra anche il bellissimo frigorifero originale del ’52
perfettamente funzionante.
Facciamo conoscenza con gli uomini della ditta Moroni, attrezzisti
navali che lavorano anche su nave Vespucci e Palinuro e che si
dimostrano subito
disponibili a darci una mano, fornendoci camion e gru per sbarcare
e trasportare il motore.
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