<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

15 aprile - 15 maggio 2008


IL DIARIO
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La barca è finalmente in mare, già poter dire “a bordo” invece che “in cantiere” ci mette di un altro umore. Ma il tempo è il nostro eterno nemico e abbiamo un mese per eseguire i lavori che necessitano la presenza in cantiere, spostare la barca a Fezzano, sgomberare il piazzale che dobbiamo e vogliamo riconsegnare a Marinarsen in perfetto ordine.
La squadra di lavoro si è diversificata. Aurelio è ormai trasferito a Follonica e viene saltuariamente solo per i lavori che richiedono la sua presenza. Da marzo è arrivato dalla sede elbana di Exodus Michele, “prestato” alla causa di Oloferne da Marta e Stani. È il più giovane del gruppo, ottimo lavoratore, con tanta voglia di imparare e di simpatica compagnia. Arriva anche Massimo (il pirata) di passaggio in Italia da uno dei suoi viaggi intorno al mondo con il suo Moana 33 che lo aspetta in Nuova Zelanda. Fanja recupera Andrea, Daniele e Lorenzo, suoi amici fidati che nella settimana che ci dedicano si dimostrano infaticabili, disponibili e simpatici (poterli avere a tempo pieno!).
Una settimana ce la dedica anche Danilo, che aveva preso le ferie per andare a Handycup e invece viene a lavorare con noi.

Ci dividiamo i compiti e lavoriamo contemporaneamente su diversi fronti: cominciare a verniciare capo di banda e tuga; iniziare la pitturazione degli interni; continuare l’installazione dell’impianto idraulico; montare le bitte di ormeggio; attrezzare gli alberi e alberare; caricare a bordo la zavorra, gli ultimi serbatoi e il generatore, la catena dell’ancora.
Si comincia anche a suddividere tutto il materiale del cantiere (legname, viteria, attrezzi, macchinari, ecc.) tra quanto dovrà essere caricato a bordo per andare a Fezzano con la barca e ciò che resterà nei containers, che Contship ci concede di tenere ancora per un po’ e che sposteremo al cantiere di Moroni.


Il lavoro agli alberi è complesso. Dobbiamo tagliare e saldare i grandi tubi di ferro nei quali verranno calettati gli alberi per essere prolungati della giusta misura e poggiare saldamente in chiglia. Si preparano anche le grandi piastre che formano scasse e mastre. Un grande aiuto a saldare tutti questi pezzi ce lo da Danilo della Siman, del quale ammiriamo la professionalità e la disponibilità.
Rivediamo anche tutta la ferramenta di testa d’albero, che rinforziamo e razionalizziamo.


Le ultime operazioni di carico le facciamo con la gru dell’Arsenale: il primo giorno i tubi degli alberi, gli ultimi due serbatoi del gasolio, il generatore; il giorno dopo, gli alberi, alla base dei quali sistemiamo una moneta d’oro (la tradizione…). Adesso Oloferne non solo è in acqua ma è anche alberata e finalmente sembra di nuovo una barca a vela, ancora più bella di prima.


Lunedì 12 maggio
siamo pronti a trasferire la barca.
I due gommoni prestati da Caprera e Motorvela uno per lato alla barca, la barra di rispetto per governare il timone e Oloferne un anno, sette mesi e quindici giorni dopo essere entrata, esce dalla Base Navale e torna al suo Ormeggio a Fezzano.


Come convenuto, il 15 maggio restituiamo l’area del cantiere che ci ha ospitato per tutto questo tempo libera e pulita. È finita una storia, quel pezzo di vita che molti di noi soci della Nave di Carta abbiamo vissuto con Oloferne nella Base Navale della Spezia. Ci torneremo tra poche settimane per il saluto ufficiale, ma oggi è finita una delle esperienze più importanti e significative della mia vita e soprattutto per questo non saprò ringraziare abbastanza tutti coloro che ci hanno ospitati e aiutati. Da questo momento inizia l’ultima fase dei lavori a casa, all’ormeggio.