|
13 - 19 gennaio
IL DIARIO
Inizio settembre
28 settembre 2006
29 settembre – 5 ottobre
9 ottobre – 14 ottobre
18 ottobre – 25 ottobre
6 novembre - 9 novembre
10 novembre - 13 novembre
14 novembre -22 novembre
27 novembre - 30 novembre
01 dicembre - 08 dicembre
13 dicembre - 21 dicembre
02
gennaio - 12 gennaio
13
gennaio - 19 gennaio
20
gennaio - 26 gennaio
29 gennaio - 14 febbraio
15 febbraio - 03 marzo
04 marzo
- 31 marzo
01 aprile - 27 aprile
30 aprile – 19 maggio
21 maggio - 09 giugno
11 – 30 giugno
02 – 28 luglio
30 luglio– 31 agosto
01 - 23 settembre
24 settembre - 16 ottobre
17 ottobre - 10 novembre
11 novembre - 12 gennaio '08
13 gennaio
- 10 aprile '08
10 - 14 aprile '08
15 aprile - 15 maggio '08
giugno - dicembre '08
È arrivato il momento di svuotare il cassone dei rifiuti che
raccoglie tutto il legno smantellato: è strapieno e abbiamo
ancora bisogno di spazio, ci sono gli scarti delle prossime lavorazioni
e nel
piazzale tutti i pezzi della tuga da smaltire (legno e soprattutto
ferro). La RTR manda un camion con la benna per svuotare il cassone,
che noi
siamo pronti a riempire di nuovo.
Adesso ci prepariamo a montare l’ultima parte strutturale delle
murate prima dei, la grossa serretta longitudinale che tiene insieme
tutti gli scalmotti e contemporaneamente funge da appoggio alle teste
dei bagli. La serretta, su ogni lato, parte da prua e arriva a poppa:
si tratta quindi di applicare una tavola alta 30 cm e spessa 4, lunga
quasi 18 metri. Naturalmente non esistono tavole così lunghe,
per cui si uniscono in successione tavole il più lunghe possibile
e, per non perdere in robustezza, le giunzioni delle tavole non si fanno
testa contro testa, ma si sovrappongono su circa 50 cm, con il sistema
a “palella”, cioè sovrapponendo due facce piallate
a scalare in senso inverso, in modo da mantenere costante lo spessore
della tavola. Poi le tavole devono seguire la curvatura della murata,
che non è solo su un piano ma un po’a forma elicoidale.
Non si tratta quindi semplicemente di avvitare delle tavole e anche
questo lavoro richiede occhio, attenzione e il suo tempo.
 |
.jpg) |
L’accoppiamento a “palella”
delle
tavole della serretta |
Le serrette montate sugli
scalmotti |
Finalmente possiamo cominciare a posizionare i bagli. I primi da mettere
in sede sono quelli dalla posizione obbligata, cioè quelli più robusti
tra i quali saranno inserite le mastre per il passaggio degli alberi.
Gli altri verranno montati a distanze regolari fra gli alberi e nelle
due direzioni verso prua e poppa, con piccole variazioni dovute solo
alla posizione delle paratie divisorie strutturali.
Il modo più semplice per posizionare questi bagli sarebbe avere
la barca alberata. Senza alberi, dobbiamo valerci delle misure e dei
riferimenti presi a bordo prima dello smantellamento, ma non è come
dirlo, adesso con la barca vuota tutto sembra diverso ed è più difficile
tenere conto di tutte le variabili (alberi inclinati, barca in terra
non in bolla, ecc.). Sono tutte cose che abbiamo considerato, prendendo
tutte le misure necessarie, ma all’atto pratico i calcoli sembrano
tornare solo fino a un certo punto. Comunque, alla teoria uniamo anche
la pratica. Ci procuriamo due pezzi di tubo del diametro degli alberi
e lunghi circa 3 metri e, rispettando i dati teorici, li mettiamo in
posizione come se fossero gli alberi veri. Tutto sembra coincidere, anche
a occhio, e per mezzo dei falsi alberi stabiliamo la posizione dei quattro
bagli principali (speriamo bene).
.jpg) |
.jpg) |
Il posizionamento dei falsi
alberi di riferimento |
Comincia l’opera di installazione. Ogni baglio ha due teste che
vanno appoggiate sulla serretta, alloggiate in una sede scavata nella
serretta stessa e in parte del pieno retrostante. Le teste verranno poi
sigillate con gomma nera e bloccate da perni, e da alcune staffe di acciaio
per i bagli che devono sostenere la pressione degli alberi. Alla fine
del lavoro, murata, scalmotti, blocchi di sostegno, serrette, bagli e
strati di coperta, formeranno una struttura forte e compatta, il famoso
coperchio della scatola, che aiuterà lo scafo a resistere alle
sollecitazioni e torsioni provocate dalle onde. Come dice Aurelio, meno
la murata e la coperta si muovono, meno infiltrazioni si creano.
Ascia e scalpello alla mano, ecco pronte le sedi dei primi quattro bagli,
le cui teste sono tagliate e sagomate e poi inserite nei loro alloggi.
Nel frattempo, con Natale e Ennio affrontiamo un altro smantellamento:
non so come, ma c’è sempre qualcos’altro da smontare.
Leviamo il verricello salpaancore e togliamo la grossa piastra di ferro
sottostante, collegata anche ai tubi degli occhi di cubia. È tutto
un blocco di ruggine e dobbiamo dannarci con mazzuola, scalpelli e flessibile:
picchiare, tagliare e picchiare, finchè riusciamo prima a smuovere
e poi a togliere tutti i pezzi.
|