<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

13 - 21 dicembre

IL DIARIO
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Niente tronchi curvi.
Due giorni di ricerche per boschi fradici di pioggia e sterrati fangosi non hanno dato risultati e Aurelio e Natale tornano delusi per aver sprecato due giorni di lavoro.
Perseverare è diabolico, per cui passiamo alla soluzione della costruzione lamellare. Avvertiamo l’amico Rao e torniamo in falegnameria a preparare le 160 tavolette di mogano che incollate in pacchetti da dieci formeranno gli scalmotti curvi.
Naturalmente le tavolette devono essere incollate nella forma giusta, come abbiamo fatto per i bagli. In poche ore Aurelio costruisce una sesta metallica, regolabile secondo i dati ricavati con la squadretta., che servirà per mettere in forma le tavolette
E il lavoro riprende, si preparano un paio di scalmotti e, mentre si aspetta che la colla faccia presa, si sostituisce uno scalmotto diritto.
Un giorno abbiamo anche il piacere di ricevere la visita di Omero Moretti, storico capo cantiere dei Cantieri Beconcini, insieme a un gruppo di giovani tirocinanti di un corso di formazione per carpentieri in legno. Vengono a vedere con i loro occhi la struttura di una vecchia barca da lavoro e alcune fasi della lavorazione
Moretti e Aurelio si erano già conosciuti qualche anno fa, quando siamo andati a eseguire dei lavori presso i cantieri Beconcini, e oggi si alternano nelle spiegazioni ai ragazzi.
Saliamo a bordo e la prima cosa messa in evidenza è la particolare robustezza dell’ossatura, con ordinate molto fitte, tipica degli scafi che devono sopportare le sollecitazioni di un pesante carico in navigazione.
Per lo stesso motivo, le ordinate sono costruite “a quinti”, cioè a pezzi corti sfalsati tra loro e non in un unico pezzo ricurvo, come normalmente avviene nelle barche da diporto. Questo perché l’ordinata unica è più elegante ed elastica, mentre l’ordinata “a quinti”, oltre ad essere più semplice da costruire, è più solida e resistente, più adatta quindi per una barca da carico.
La robustezza longitudinale è assicurata da un grosso paramezzale che blocca le ordinate sopra la chiglia, senza madieri, e da numerose serrette.
Dall’esterno si può osservare che la chiglia è leggermente incurvata verso il basso a prua e a poppa. È un fenomeno tipico delle barche da trasporto, dovuto al peso del carico che col tempo vince la resistenza della chiglia, che tende a flettere. Se anche il legno più robusto non fosse un po’ elastico, la chiglia, invece di incurvarsi, si spezzerebbe. Su Oloferne il fenomeno è molto limitato e bloccato definitivamente da una robusta controchiglia, che ha anche lo scopo di aumentare il piano di deriva dello scafo.
La forma a fuso del dritto di poppa dimostra che la barca è stata costruita pensando all’installazione del motore; infatti la parte centrale del dritto è più spessa proprio per poter alloggiare il passascafo dell’asse di trasmissione senza indebolire il dritto stesso.
Moretti e i ragazzi ci lasciano dopo aver visto la preparazione e la messa in forma degli scalmotti curvi con l’uso della sesta regolabile di Aurelio.
La sostituzione degli scalmotti continua secondo uno schema preciso, in modo da non lasciare le murate della barca indebolite da un’eccessiva assenza di parti strutturali. Il lavoro procede veloce, ma gli scalmotti sono tanti. La pausa natalizia ci vede forse un po’in ritardo sulla tabella di marcia, ma ormai lanciati nella fase di ricostruzione.