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11 giugno - 30 giugno
IL DIARIO
Inizio settembre
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10 - 14 aprile '08
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giugno - dicembre '08
Cominciamo con il demolire la vecchia perlinatura e poi costruiamo e applichiamo
rinforzi e prolungamenti strutturali degli scalmotti, in modo da avere una
struttura solida sulla quale applicare il fasciame.
Poi cominciamo a preparare il legno. Scegliamo dell’acacia con la venatura
adatta a tagliare tavole leggermente curve, larghe circa 4 centimetri e spesse
2. Per poter piegare queste tavole alla curvatura desiderata è praticamente
indispensabile immergerle prima nell’acqua calda, per cui ci diamo da fare
per allestire una caldaia adatto allo scopo. Ci soccorre il materiale già usato
da Moroni per la costruzione della lancia del Palinuro e trasportiamo in cantiere
un grosso tubo a forma di pipa e un paio di bruciatori da barbecue. Si posiziona
il tubo con l’estremità aperta inclinata verso l’alto, lo
si riempie di acqua, si accende il fuoco sotto il tubo e si infilano nell’acqua
le tavole di legno. Dopo qualche ora di bollitura, le tavole sono abbastanza
ammorbidite per essere curvate con minore rischio di rottura.
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| Demolita la perlinatura, si rinforza la struttura
portante dello specchio di poppa. |
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| La caldaia per ammorbidire le tavole del fasciame
dello specchio di poppa. |
Si parte con le tavole inferiori, che vengono curvate in posizione con
l’uso in successione di numerosi morsetti, lasciate qualche ora
per adattare la nervatura alla nuova forma e poi avvitate agli scalmotti
verticali. Qualche volta va tutto bene, qualche altra la nervatura cede
e la tavole si frattura. Può fratturarsi poco e allora è recuperabile
con incollaggi o viti opportunamente posizionate; può fratturarsi
troppo e allora deve essere sostituita, sperando che quella nuova si
comporti meglio. L’acacia si rivela meno adattabile del previsto
e quindi la utilizziamo solo per i primi corsi di fasciame, poi andiamo
da Rao e cerchiamo del mogano Acajù, che ci facciamo tagliare
in tavole un po’ più larghe. Per ridurre il raggio di curvatura
delle tavole e contemporaneamente rendere la poppa più robusta,
fissiamo le tavole a seguire meno la curvatura verticale dello specchio
di poppa, riempiendo gli spazi residui con tavole rastremate da un lato.
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| L’applicazione delle tavole del fasciame
dello specchio di poppa. |
Questo è il classico lavoro che dimostra tutta
l’abilità e l’esperienza acquisita da Aurelio che,
incurante della fatica, lavora con la sicurezza di chi conosce perfettamente
il suo mestiere.
A lavoro finito, ancora una volta abbiamo l’impressione di vedere
una barca che sta diventando sempre più solida e affidabile e
ci consoliamo della fatica e delle difficoltà da superare pensando
quanto mare potremo farle correre.
Finiti gli esami di maturità, si offrono disponibili Giada e Lorenzo
e, rientrato dalla vacanza-scuola in Inghilterra, arriva anche Nicolò.
La squadra si è ringiovanita e i più giovani sono altrettanto
efficienti dei più grandi. I ragazzi vengono subito muniti di
pennelli e pittura di minio al piombo e incaricati di dare le mani protettive
a tutta l’opera viva. Oltre che a terminare la pulizia del dritto
di poppa e del timone.
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| I giovani aiutanti al lavoro sull’opera
viva. |
Tra una mano di pittura e l’altra ci aiutano anche
a realizzare l’ultima modifica alla copertura della barca. Il freddo
dell’inverno, il sole di aprile e maggio e qualche giornata di
vento teso hanno pian piano cotto e sbriciolato la parte superiore dei
teli di copertura e alla fine sembrava di lavorare in un fabbricato appena
bombardato, per non parlare del sole implacabile e degli acquazzoni (rari
per nostra fortuna). Abbiamo eliminato tutti i brandelli dei vecchi teli
e montato un bel telo ombreggiante verde, che terrà la barca e
l’ambiente di lavoro più freschi. Al più presto stenderemo
una telo mobile sopra la barca per proteggerla dalla pioggia.
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| La copertura rovinata da freddo, sole e vento. |
Abbiamo imparato a non vergognarci di chiedere aiuto
e adesso ci scateniamo. Al Direttore dell’Arsenale chiediamo la
possibilità di revisionare la linea d’asse presso la loro
officina “congegnatori”. Si tratta del controllo e della
rettifica dell’asse di trasmissione, della costruzione di un paio
di flangie di accoppiamento asse-invertitore, della sostituzione della
boccola del passascafo e del bilanciamento dell’elica. Per noi
sarebbero lavori complessi e costosi, per non parlare del dover portare
i pezzi nei vari luoghi di lavoro. Per l’Arsenale, con i suoi mezzi
e il suo personale, è lavoro di ordinaria amministrazione. Con
la consueta disponibilità e cortesia il Direttore acconsente e
in poche settimane si risolve anche il problema dell’ordine di
lavoro per l’officina, indispensabile per effettuare i lavori ,
ma un po’ inconsueto essendo noi solo degli ospiti. È inutile
dire che capi e operai dell’officina congegnatori sono ben lieti
di darci una mano: nel momento del bisogno, gli arsenalotti ancora una
volta non si tirano indietro.
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