<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

11 giugno - 30 giugno


IL DIARIO
Inizio settembre
28 settembre 2006
29 settembre – 5 ottobre
9 ottobre – 14 ottobre
18 ottobre – 25 ottobre

6 novembre - 9 novembre
10 novembre - 13 novembre
14 novembre -22 novembre
27 novembre - 30 novembre
01 dicembre - 08 dicembre
13 dicembre - 21 dicembre
02 gennaio - 12 gennaio
13 gennaio - 19 gennaio
20 gennaio - 26 gennaio
29 gennaio - 14 febbraio
15 febbraio - 03 marzo

04 marzo - 31 marzo
01 aprile - 27 aprile

30 aprile – 19 maggio
21 maggio - 09 giugno
11 – 30 giugno
02 – 28 luglio
30 luglio– 31 agosto
01 - 23 settembre
24 settembre - 16 ottobre
17 ottobre - 10 novembre
11 novembre - 12 gennaio '08
13 gennaio - 10 aprile '08
10 - 14 aprile '08
15 aprile - 15 maggio '08
giugno - dicembre '08


Cominciamo con il demolire la vecchia perlinatura e poi costruiamo e applichiamo rinforzi e prolungamenti strutturali degli scalmotti, in modo da avere una struttura solida sulla quale applicare il fasciame.
Poi cominciamo a preparare il legno. Scegliamo dell’acacia con la venatura adatta a tagliare tavole leggermente curve, larghe circa 4 centimetri e spesse 2. Per poter piegare queste tavole alla curvatura desiderata è praticamente indispensabile immergerle prima nell’acqua calda, per cui ci diamo da fare per allestire una caldaia adatto allo scopo. Ci soccorre il materiale già usato da Moroni per la costruzione della lancia del Palinuro e trasportiamo in cantiere un grosso tubo a forma di pipa e un paio di bruciatori da barbecue. Si posiziona il tubo con l’estremità aperta inclinata verso l’alto, lo si riempie di acqua, si accende il fuoco sotto il tubo e si infilano nell’acqua le tavole di legno. Dopo qualche ora di bollitura, le tavole sono abbastanza ammorbidite per essere curvate con minore rischio di rottura.

Demolita la perlinatura, si rinforza la struttura portante dello specchio di poppa.

La caldaia per ammorbidire le tavole del fasciame dello specchio di poppa.

Si parte con le tavole inferiori, che vengono curvate in posizione con l’uso in successione di numerosi morsetti, lasciate qualche ora per adattare la nervatura alla nuova forma e poi avvitate agli scalmotti verticali. Qualche volta va tutto bene, qualche altra la nervatura cede e la tavole si frattura. Può fratturarsi poco e allora è recuperabile con incollaggi o viti opportunamente posizionate; può fratturarsi troppo e allora deve essere sostituita, sperando che quella nuova si comporti meglio. L’acacia si rivela meno adattabile del previsto e quindi la utilizziamo solo per i primi corsi di fasciame, poi andiamo da Rao e cerchiamo del mogano Acajù, che ci facciamo tagliare in tavole un po’ più larghe. Per ridurre il raggio di curvatura delle tavole e contemporaneamente rendere la poppa più robusta, fissiamo le tavole a seguire meno la curvatura verticale dello specchio di poppa, riempiendo gli spazi residui con tavole rastremate da un lato.

L’applicazione delle tavole del fasciame dello specchio di poppa.

Questo è il classico lavoro che dimostra tutta l’abilità e l’esperienza acquisita da Aurelio che, incurante della fatica, lavora con la sicurezza di chi conosce perfettamente il suo mestiere.
A lavoro finito, ancora una volta abbiamo l’impressione di vedere una barca che sta diventando sempre più solida e affidabile e ci consoliamo della fatica e delle difficoltà da superare pensando quanto mare potremo farle correre.
Finiti gli esami di maturità, si offrono disponibili Giada e Lorenzo e, rientrato dalla vacanza-scuola in Inghilterra, arriva anche Nicolò. La squadra si è ringiovanita e i più giovani sono altrettanto efficienti dei più grandi. I ragazzi vengono subito muniti di pennelli e pittura di minio al piombo e incaricati di dare le mani protettive a tutta l’opera viva. Oltre che a terminare la pulizia del dritto di poppa e del timone.

I giovani aiutanti al lavoro sull’opera viva.

Tra una mano di pittura e l’altra ci aiutano anche a realizzare l’ultima modifica alla copertura della barca. Il freddo dell’inverno, il sole di aprile e maggio e qualche giornata di vento teso hanno pian piano cotto e sbriciolato la parte superiore dei teli di copertura e alla fine sembrava di lavorare in un fabbricato appena bombardato, per non parlare del sole implacabile e degli acquazzoni (rari per nostra fortuna). Abbiamo eliminato tutti i brandelli dei vecchi teli e montato un bel telo ombreggiante verde, che terrà la barca e l’ambiente di lavoro più freschi. Al più presto stenderemo una telo mobile sopra la barca per proteggerla dalla pioggia.

La copertura rovinata da freddo, sole e vento.

Abbiamo imparato a non vergognarci di chiedere aiuto e adesso ci scateniamo. Al Direttore dell’Arsenale chiediamo la possibilità di revisionare la linea d’asse presso la loro officina “congegnatori”. Si tratta del controllo e della rettifica dell’asse di trasmissione, della costruzione di un paio di flangie di accoppiamento asse-invertitore, della sostituzione della boccola del passascafo e del bilanciamento dell’elica. Per noi sarebbero lavori complessi e costosi, per non parlare del dover portare i pezzi nei vari luoghi di lavoro. Per l’Arsenale, con i suoi mezzi e il suo personale, è lavoro di ordinaria amministrazione. Con la consueta disponibilità e cortesia il Direttore acconsente e in poche settimane si risolve anche il problema dell’ordine di lavoro per l’officina, indispensabile per effettuare i lavori , ma un po’ inconsueto essendo noi solo degli ospiti. È inutile dire che capi e operai dell’officina congegnatori sono ben lieti di darci una mano: nel momento del bisogno, gli arsenalotti ancora una volta non si tirano indietro.