IL DIARIO
Inizio settembre
28 settembre 2006
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02
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13
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20
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17 ottobre - 10 novembre
11 novembre - 12 gennaio '08
13 gennaio
- 10 aprile '08
10 - 14 aprile '08
15 aprile - 15 maggio '08
giugno - dicembre '08
Portiamo l’asse di trasmissione e l’elica al reparto prove
per il bilanciamento. Ovunque andiamo troviamo sempre persone gentili
e disponibili e anche il bilanciamento dell’elica risulta un’esperienza
tecnicamente interessante e umanamente piacevole.
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| Fasi dell’operazione di bilanciamento
dell’elica. |
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Adesso dobbiamo completare la costruzione della tuga. Abbiamo deciso
per una tuga molto tradizionale, con molte finestre (5 finestre laterali
e 3 frontali) leggermente rettangolari in verticale.
Fissiamo un appuntamento con la Vetreria Val di Vara, dove stabiliamo
qualità e spessore dei vetri che monteremo sulla tuga e sugli
osteriggi; grazie anche alle conoscenze di Luchino, abbiamo la piacevole
sorpresa di un preventivo da veri amici.
Per motivi di sicurezza e di agibilità all’esterno, le finestre
saranno tutte fisse, l’unica apribile sarà quella centrale
di prua. L’aerazione sarà assicurata dal grande osteriggio
centrale, da un piccolo osteriggio sopra la cucina, dai due ingressi
e dalla finestra di prua.
Tra i filari superiori e inferiori si applicano i montanti di divisione
delle finestre e all’interno dei filari superiori si fissa una
cornice interna supplementare nella quale si ricavano le sedi per i bagli
della copertura.
I bagli ci sono già, sono la parte centrale di quelli lunghi tagliati
alle estremità per ottenere i mezzi bagli della coperta ai lati
della tuga. Messi in posizione e rifiniti, vengono incollati e avvitati
ai controfilari e finalmente anche lo scheletro della tuga è terminato.
Per la copertura superiore si procede come per la coperta, con due strati
di compensato sfalsati tra loro, sui quali però non verrà messo
il teck, perché il tetto della tuga sarà pitturato di bianco,
per una migliore distribuzione dei colori.
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| Montaggio dei bagli e della copertura
della tuga. |
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Adesso sul tetto della tuga dobbiamo ritagliare tre aperture, quella
dell’osteriggio centrale e quelle corrispondenti ai tambucci dei
due ingressi. A pensarci bene la cosa è un po’ buffa; costruiamo
una grande scatola chiusa (la barca con la coperta), sul coperchio della
scatola facciamo dei buchi piccoli (gli osteriggi) e un buco grande corrispondente
al “quadrato”, chiudiamo il buco grande con un’altra
scatola con coperchio (la tuga) e sul coperchio della tuga facciamo altri
buchi (osteriggi): non facciamo che fare coperchi e buchi nei coperchi.
L’osteriggio centrale della tuga è un vero capolavoro, grande,
robusto e facilmente rimovibile per consentire il passaggio del motore.
Intorno all’apertura viene costruita la solita cornice di filari,
ma in questo caso non ci sono coperchi appoggiati sui filari, ma un’altra
struttura completa che si appoggia al tetto della tuga incastrandosi
all’esterno della cornice di filari.
Prepariamo anche i telai per i coperchi, con il sistema di chiusura non
appoggiato ma che si incastra all’esterno dei filari. Per il grande
osteriggio della tuga anche il coperchio è massiccio, con masselli
di mogano scanalati e incastrati per assicurare il massimo della tenuta
e la minima deformazione.
La mattina del 1° novembre arriva la graditissima notizia che i serbatoi
sono finiti. È la fine di un incubo. Forse tra tutti i Santi festeggiati
oggi qualcuno ha pensato anche a noi.
Adesso dobbiamo organizzare il trasporto in cantiere, la pulizia interna
e la pitturazione protettiva; poi finalmente potremo occuparci di installarli.
Intanto stabiliamo definitivamente la posizione degli osteriggi in coperta.
Sono sei, abbastanza piccoli ma sufficienti per la luce e l’aerazione
di tutti i locali: quattro singoli per le cabine ospiti di poppa e cabina
e bagno di prua; due doppi per le cabine ospiti centrali e i bagni ospiti.
In questo modo ogni vano ha un’apertura indipendente e la disposizione
in coperta risulta simmetrica ed elegante.
Controllate bene le posizioni, disegniamo i perimetri degli osteriggi
in coperta, pronti a fare altri buchi e altri coperchi.
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| Si preparano gli osteriggi: nuovi buchi
nella tuga e nella coperta. |
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Per fortuna ci siamo ricordati che prima di installare i serbatoi del
gasolio è necessario fissare allo scafo le lande delle sartie
dell’albero di maestra, perché quella parte interna dello
scafo sarà poi resa inaccessibile dai serbatoi.
Lo scafo adesso è molto più compatto e robusto, con tutti
gli elementi strutturali portanti strettamente collegati tra loro. Questo
ci permette di decidere per delle lande più corte, fissate solo
all’estremità inferiore, subito sopra il bottazzo, con un
perno passante che prende la tavola di fasciame, lo scalmotto e il serrettone
superiore; all’interno una piastra collegherà questo perno
a un altro perno passante al livello del serrettone inferiore. La landa,
fissata con un solo perno in basso, può prendere la sua giusta
inclinazione senza torsioni dannose.
Prendiamo le misure e cominciamo a preparare le lande, accorciando quelle
vecchie più robuste e in buono stato e tagliando le altre da materiale
nuovo.
Prendiamo decisioni operative anche per gli alberi: quello di maestra
deve essere allungato per arrivare in chiglia e quello di trinchetto
per sostituire la base marcia; entrambi verranno allungati di ulteriori
30 centimetri per compensare la maggiore altezza del piano di coperta
e della tuga. La soluzione scelta consiste in due tubi di acciaio concentrici,
dei quali quello interno funge da puntale e quello esterno da grande
e lunga mastra di collegamento. È una soluzione un po’ complessa
dsa realizzare, che richiede lavorazioni e aggiustamenti non semplicissimi,
ma sembra anche essere la scelta più affidabile e semplice per
le manutenzioni future.
Dobbiamo quindi portare gli alberi dal Marina di Fezzano al cantiere.
L’amico Moroni si offre come sempre disponibile, ma purtroppo il
suo camion è troppo corto. Di affittare un mezzo adatto non se
ne parla nemmeno, ci costerebbe come mezzo restauro. Optiamo quindi per
la soluzione più semplice e ineccepibile dal punto di vista marinaresco,
suggerita da Andrea Moroni. Gli alberi sono di legno e quindi galleggiano:
li metteremo in mare con la gru del Marina di Fezzano e li tireremo con
due gommoni fino alla banchina del nostro cantiere in Arsenale, dove
Moroni ce li metterà in terra. Semplicissimo, aspettiamo solo
il benestare della Marina.
La settimana di lavoro si chiude con un’operazione attesa da mesi:
con il camion di Moroni trasportiamo finalmente i serbatoi da S. Stefano
Magra al cantiere. Qualche lavoro di completamento e finalmente potremo
installarli.
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| Andrea Moroni e Vincenzo scaricano i
serbatoi vicino a Oloferne. |
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