<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
 

IL DIARIO
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Portiamo l’asse di trasmissione e l’elica al reparto prove per il bilanciamento. Ovunque andiamo troviamo sempre persone gentili e disponibili e anche il bilanciamento dell’elica risulta un’esperienza tecnicamente interessante e umanamente piacevole.

Fasi dell’operazione di bilanciamento dell’elica.

Adesso dobbiamo completare la costruzione della tuga. Abbiamo deciso per una tuga molto tradizionale, con molte finestre (5 finestre laterali e 3 frontali) leggermente rettangolari in verticale.
Fissiamo un appuntamento con la Vetreria Val di Vara, dove stabiliamo qualità e spessore dei vetri che monteremo sulla tuga e sugli osteriggi; grazie anche alle conoscenze di Luchino, abbiamo la piacevole sorpresa di un preventivo da veri amici.
Per motivi di sicurezza e di agibilità all’esterno, le finestre saranno tutte fisse, l’unica apribile sarà quella centrale di prua. L’aerazione sarà assicurata dal grande osteriggio centrale, da un piccolo osteriggio sopra la cucina, dai due ingressi e dalla finestra di prua.
Tra i filari superiori e inferiori si applicano i montanti di divisione delle finestre e all’interno dei filari superiori si fissa una cornice interna supplementare nella quale si ricavano le sedi per i bagli della copertura.
I bagli ci sono già, sono la parte centrale di quelli lunghi tagliati alle estremità per ottenere i mezzi bagli della coperta ai lati della tuga. Messi in posizione e rifiniti, vengono incollati e avvitati ai controfilari e finalmente anche lo scheletro della tuga è terminato.
Per la copertura superiore si procede come per la coperta, con due strati di compensato sfalsati tra loro, sui quali però non verrà messo il teck, perché il tetto della tuga sarà pitturato di bianco, per una migliore distribuzione dei colori.

Montaggio dei bagli e della copertura della tuga.

Adesso sul tetto della tuga dobbiamo ritagliare tre aperture, quella dell’osteriggio centrale e quelle corrispondenti ai tambucci dei due ingressi. A pensarci bene la cosa è un po’ buffa; costruiamo una grande scatola chiusa (la barca con la coperta), sul coperchio della scatola facciamo dei buchi piccoli (gli osteriggi) e un buco grande corrispondente al “quadrato”, chiudiamo il buco grande con un’altra scatola con coperchio (la tuga) e sul coperchio della tuga facciamo altri buchi (osteriggi): non facciamo che fare coperchi e buchi nei coperchi.
L’osteriggio centrale della tuga è un vero capolavoro, grande, robusto e facilmente rimovibile per consentire il passaggio del motore. Intorno all’apertura viene costruita la solita cornice di filari, ma in questo caso non ci sono coperchi appoggiati sui filari, ma un’altra struttura completa che si appoggia al tetto della tuga incastrandosi all’esterno della cornice di filari.
Prepariamo anche i telai per i coperchi, con il sistema di chiusura non appoggiato ma che si incastra all’esterno dei filari. Per il grande osteriggio della tuga anche il coperchio è massiccio, con masselli di mogano scanalati e incastrati per assicurare il massimo della tenuta e la minima deformazione.
La mattina del 1° novembre arriva la graditissima notizia che i serbatoi sono finiti. È la fine di un incubo. Forse tra tutti i Santi festeggiati oggi qualcuno ha pensato anche a noi.
Adesso dobbiamo organizzare il trasporto in cantiere, la pulizia interna e la pitturazione protettiva; poi finalmente potremo occuparci di installarli.
Intanto stabiliamo definitivamente la posizione degli osteriggi in coperta. Sono sei, abbastanza piccoli ma sufficienti per la luce e l’aerazione di tutti i locali: quattro singoli per le cabine ospiti di poppa e cabina e bagno di prua; due doppi per le cabine ospiti centrali e i bagni ospiti. In questo modo ogni vano ha un’apertura indipendente e la disposizione in coperta risulta simmetrica ed elegante.
Controllate bene le posizioni, disegniamo i perimetri degli osteriggi in coperta, pronti a fare altri buchi e altri coperchi.

Si preparano gli osteriggi: nuovi buchi nella tuga e nella coperta.

Per fortuna ci siamo ricordati che prima di installare i serbatoi del gasolio è necessario fissare allo scafo le lande delle sartie dell’albero di maestra, perché quella parte interna dello scafo sarà poi resa inaccessibile dai serbatoi.
Lo scafo adesso è molto più compatto e robusto, con tutti gli elementi strutturali portanti strettamente collegati tra loro. Questo ci permette di decidere per delle lande più corte, fissate solo all’estremità inferiore, subito sopra il bottazzo, con un perno passante che prende la tavola di fasciame, lo scalmotto e il serrettone superiore; all’interno una piastra collegherà questo perno a un altro perno passante al livello del serrettone inferiore. La landa, fissata con un solo perno in basso, può prendere la sua giusta inclinazione senza torsioni dannose.
Prendiamo le misure e cominciamo a preparare le lande, accorciando quelle vecchie più robuste e in buono stato e tagliando le altre da materiale nuovo.
Prendiamo decisioni operative anche per gli alberi: quello di maestra deve essere allungato per arrivare in chiglia e quello di trinchetto per sostituire la base marcia; entrambi verranno allungati di ulteriori 30 centimetri per compensare la maggiore altezza del piano di coperta e della tuga. La soluzione scelta consiste in due tubi di acciaio concentrici, dei quali quello interno funge da puntale e quello esterno da grande e lunga mastra di collegamento. È una soluzione un po’ complessa dsa realizzare, che richiede lavorazioni e aggiustamenti non semplicissimi, ma sembra anche essere la scelta più affidabile e semplice per le manutenzioni future.
Dobbiamo quindi portare gli alberi dal Marina di Fezzano al cantiere. L’amico Moroni si offre come sempre disponibile, ma purtroppo il suo camion è troppo corto. Di affittare un mezzo adatto non se ne parla nemmeno, ci costerebbe come mezzo restauro. Optiamo quindi per la soluzione più semplice e ineccepibile dal punto di vista marinaresco, suggerita da Andrea Moroni. Gli alberi sono di legno e quindi galleggiano: li metteremo in mare con la gru del Marina di Fezzano e li tireremo con due gommoni fino alla banchina del nostro cantiere in Arsenale, dove Moroni ce li metterà in terra. Semplicissimo, aspettiamo solo il benestare della Marina.
La settimana di lavoro si chiude con un’operazione attesa da mesi: con il camion di Moroni trasportiamo finalmente i serbatoi da S. Stefano Magra al cantiere. Qualche lavoro di completamento e finalmente potremo installarli.

Andrea Moroni e Vincenzo scaricano i serbatoi vicino a Oloferne.