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01 - 08 dicembre
IL DIARIO
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Qualche giorno di lavoro e i 45 bagli sono pronti; la
curvatura e la solidità danno subito l’idea della loro funzione portante
e li immaginiamo già rifiniti e montati a sostenere la coperta.
Trasportati in cantiere li sistemiamo ai lati della barca, dove riposeranno
permettendo alla colla di catalizzare completamente, mentre noi ci occupiamo
di altri parti strutturali.
Bisogna sostituire gli scalmotti marci o in cattive condizioni. Gli
scalmotti sono i prolungamenti delle ordinate ai quali sono fissate
le tavole di
fasciame della murata, cioè la parte di scafo sopra la coperta.
Questa è un momento importante, perché cominciamo a
sostituire delle parti e quindi a montare pezzi nuovi: possiamo dire
che da questo
momento cominciamo a ricostruire.
Montare pezzi nuovi è una soddisfazione anche perché si
esprime al meglio l’abilità di chi lavora. Aurelio era molto
bravo a demolire, ma è un piacere vederlo maneggiare i lunghi
pezzi squadrati di mogano, passarli dalla sega alla pialla e all’ascia
e trasformarli veloce e sicuro in parti sagomate che si adattano
perfettamente alla forma della barca.
Ma non sono tutte rose e fiori.
L’idea è di sostituire solo gli scalmotti in cattive condizioni,
che a una prima analisi sembravano al massimo una quindicina. Procedendo
con il lavoro il loro numero aumenta e in breve risulta evidente che
dovremo sostituirli praticamente tutti, circa quaranta. Legno e giorni
di lavoro in più, ma non solo, c’è anche il problema
che gli scalmotti di poppa, a causa della curvatura dello scafo non sono
diritti come gli altri, ma hanno forma a L, con angoli più o
meno accentuati.
La soluzione più semplice sarebbe quella di ritagliare il pezzo
a L da un pezzo più grande, ma in questo modo non si seguirebbe
la venatura del legno e lo scalmotto risulterebbe più fragile
proprio nel punto di curvatura. Non è una soluzione da prendere
in considerazione perché, come spiega Aurelio quasi a giustificare
la scelta più giusta ma più complicata, la robustezza della
barca deve essere omogenea. Lo scafo della barca è come una scatola
che viene chiusa con un coperchio, che è la coperta. La scatola
senza coperchio è fragile, ma la scatola chiusa è altrettanto
fragile se lo è un suo lato o un suo spigolo.
La barca non deve avere punti più robusti e altri meno, altrimenti
sforzi e tensioni si concentreranno sui punti deboli, che prima o poi
cederanno, soprattutto in condizioni di mare grosso, nelle quali prima
o poi ci si può sempre trovare.
Le soluzioni accettabili sono due: costruire gli scalmotti con lo
stesso sistema lamellare dei bagli, oppure trovare dei tronchi o
dei rami
già curvi
al naturale, quindi con la venatura che segue la forma desiderata. La
costruzione in lamellare è più lunga, trovare i tronchi
curvi è più difficile. Naturalmente scegliamo di cercare
i tronchi. Per scegliere i tronchi serve una sesta, ma non una sola,
perché ogni scalmotto ha un’angolatura diversa dagli altri,
per cui Aurelio sostituisce la sesta con una squadra regolabile formata
da due tavolette di legno: l’ampiezza di ogni angolo è definita
dalla distanza tra gli estremi dei lati della squadra. Semplice e geniale
come tutte le cose semplici, ma forse un pò complicato da
descrivere a parole, mentre le immagini ne chiariscono benissimo
il funzionamento.
Questa volta Rao non riesce ad aiutarci, almeno non in tempi brevi,
per cui decidiamo di approfittare del rientro di Aurelio a Camerota
per il
ponte dell’Immacolata: girerà per le segherie tra le
montagne del Cilento alla ricerca di tronchi di quercia curvi.
La notte dell’8 dicembre porta la prima forte sciroccata dell’inverno:
pioggia fitta e vento a 25 nodi, con raffiche a quasi 40 nodi. Dormiamo
male, preoccupati, ma il mattino dopo abbiamo la soddisfazione di
verificare che la copertura della barca ha superato brillantemente
questa prima
dura prova.
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