<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> La Nave di Carta
               
 

Raccolta di parole e pensieri scaturiti dal mare, e suddivisi per autori

JORGE AMADO CHARLES BAUDELAIRE CHARLES BORDEN
JOSEPH CONRAD ANN DAVISON JEAN CLAUDE IZZO
PETER LAGERKVIST FEDERICO GARCÌA LORCA MARIN MARIE
JOHN MASEFIELD HERMAN MELVILLE BERNARD MOITESSIER
ALAIN VILLIERS    

JORGE AMADO

Perché loro, il marinaio e la donna bruna, conoscevano il mare e sapevano che se la notte veniva prima dell’ora, parecchi uomini sarebbero morti nel mare, molte navi non avrebbero portato a termine la loro rotta , diverse vedove avrebbero pianto sul capo dei loro piccoli figli

Sul volto dell’uomo che veniva per la strada del mare, nella terza classe di un mercantile che aveva attraccato in tanti porti, la pioggia si mescolava alle lacrime, il ricordo dei deboli lampioni del suo villaggio si confondeva con le luci annebbiate della città tempestosa.

Gli uomini della riva del porto hanno soltanto una strada nella loro vita: la strada del mare. Entrano in questa, perché questo è il loro destino. Il mare è signore di tutti loro. Dal mare viene ogni allegria e ogni tristezza perché il mare è un mistero che neppure i vecchi marinai capiscono, che non capiscono neppure quei vecchi mastri di saveiros che non viaggiano più e ora rammendano soltanto vele e raccontano storie…….. Ciascuno di loro ha qualcosa in fondo al mare: un figlio, un fratello, un braccio, una barca che ha fatto naufragio, una vela che il vento della tempesta si è portata via. Ma tuttavia, chi di loro non sa cantare queste canzoni di amore nelle notti del porto? Chi di loro non sa amare con violenza e dolcezza? Perché ogni volta che cantano e amano può essere l’ultima volta. Quando si accomiatano dalle mogli non danno rapidi baci come gli uomini della terra che se ne vanno per i loro affari. Danno addii lunghi, con le mani che fanno cenni ancora quasi a chiamare.

Non è forse il mare la strada, non è il cammino, non è la casa di tutti loro? Non è sul mare, sulle prore delle barche che loro amano e fanno i loro figli?

Il mare è bello e terribile. Il mare è libero, dicono, e liberi sono coloro che ci vivono. Ma Dulce sapeva bene che non era così, che quegli uomini, quelle donne, quelle creature non erano liberi, erano incatenati al mare, erano legati come schiavi ………

La musica del mare era triste e parlava di morte e di amori perduti. Nella città tutto era chiaro e senza mistero come la luce delle lampade. Nel mare tutto era mistero come la luce delle stelle. Le strade della città erano molte e ben lastricate. Nel mare vi era una sola strada e oscillava, era pericolosa. Le strade della città erano già state conquistate da molto tempo. Quella del mare era conquistata giornalmente, partire era ogni volta andare all’avventura.

Che un uomo possa essere tentato di andare sul mare verso altre terre, questo sì. Ma che lasci la sua barca per la vita della terra, questo si può ascoltare soltanto con una risata ……

Dicono anche che il cuore dei marinai è volubile come il vento, come le barche che non si fissano in nessun porto. Ma tutte le navi hanno il nome del loro porto sulla poppa. Possono andare per altri porti, possono viaggiare per molti anni, ma non dimenticano il loro porto, un giorno ci ritorneranno. Così è il cuore dei marinai. Non dimenticano mai quella donna che è soltanto loro.

Solo chi vive in mare sa come sia impossibile abbandonarlo.

Perché nessuno può nascere o abitare sul mare senza amarlo come un amante o un amico. Si può amare il mare con amarezza. Questo amore può essere paura o odio. Ma è un amore che non si può tradire, che non si abbandona. Perché il mare è amico, è un dolce amico.

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CHARLES BAUDELAIRE

Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda.
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine:
L'accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi.
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!

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CHARLES BORDEN

Se un viaggio in mare non significa altro che la solita routine di bordo, il vento, il tempo e le distanze percorse, allora ha ben poco significato: è l’individuo al timone, con le sue paure, speranze e successi, che rende interessante un viaggio.

Cosa ci importa di uno o più uomini che doppiano a vela capo Horn? Ce ne importa perché ogni navigatore solitario è una piccola parte dello spirito inquieto che alberga in noi.

Il mare non tollera a lungo gli inetti e i presuntuosi. In un lungo viaggio a bordo di una piccola barca trapela ben presto la misura di un uomo, le sue speranze e le sue paure, la sua fibra e gli aspetti del carattere che potrebbero altrimenti rimanere nascosti per tutta la vita dietro una cortina di mistificazione.


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JOSEPH CONRAD

La vera pace di Dio comincia in qualunque luogo che sia mille miglia distante dalla terra più vicina.

Tutto si può trovare in mare, secondo lo spirito che guida la ricerca.

Se una nave senza l’uomo è come un corpo senz’anima, anche un marinaio senza nave non vale molto più dei pezzi di legno che errano senza scopo sul mare.

Il pilota vede meglio di un estraneo, perché la conoscenza dei luoghi gli dà una vista più penetrante, che precisa l’aspetto delle cose percepite in fretta, attraversa i veli di bruma stesi dalle tempeste marine sulla terra, definisce con sicurezza i contorni d’una costa ricoperta dal crespo delle nebbie, denunzia in una notte senza stelle le forme delle scogliere semisepolte come in una tomba poco profonda. Egli può riconoscere perché conosce. Non è alla lunga portata della vista, ma alla conoscenza più acuta di ogni occhio, che il pilota domanda la certezza della posizione, da cui può dipendere la fama di un uomo, la sua tranquillità di coscienza, e la giustificazione della fiducia che gli è stata testimoniata, affidandogli la nave.

E subito mi rallegrai per la grande sicurezza che offre il mare, specie paragonata agli affanni della terraferma; mi rallegrai per aver scelto quella vita senza tentazioni, che non presenta mai sollecitazioni lusinghiere, ed è come avvolta dalla fondamentale bellezza morale che si sprigiona dalla sincerità assoluta del suo fascino e dalla precisione dei suoi scopi.

Tutti e cinque eravamo uniti da un forte vincolo di appartenenza al mare e dalla solidarietà che non può nascere dalla passione per la vela, o per i viaggi o altro ancora, ma solo dal mestiere perché quella non è che uno svago della vita, mentre questo è la vita stessa.

Il vento ci perseguitò giorno dopo giorno. Soffiava con rancore, senza tregua, senza pietà, senza calmarsi un istante. …… Giorno dopo giorno, notte dopo notte, intorno alla nave non c’era che l’ululo del vento, il tumulto del mare e il frastuono dell’acqua che si rovesciava sul ponte. Non era concesso riposo né alla nave né a noi. …… Per noi il cielo non esisteva più, non c’erano più stelle, né sole, né universo - solo nuvole inquiete e un mare infuriato.

… i nostri occhi stanchi che ancora, sempre, cercano di trar fuori qualcosa dalla vita che mentre l’aspetti è già passata - passata senza mostrarsi, in un sospiro, in un fiotto di luce - insieme con la giovinezza, con la forza, con il romanzo delle illusioni.

Jukes si rallegrò in cuor suo d’essere vicino al capitano. Gli bastava sapere che era anche lui in coperta per sentirsi più tranquillo, come se, col solo fatto di essere presente, Mac Whirr potesse reggere il peso più grave della burrasca. Questo significa il prestigio, il privilegio e la responsabilità del comando.
Ma nessuno al mondo avrebbe potuto dare questo genere di sollievo al capitano Mac Whirr. E questo significa la solitudine del comando.

Poi tutto si coprì d’una palpitante oscurità e arrivò la vera burrasca. Paurosa e rapida, come un traboccare improvviso di rabbia. Sembrò che la nave si trovasse al centro di un’esplosione, di una scossa immensa, un’enorme cascata, come se dalla parte controvento fosse saltata per aria una diga. Gli uomini furono divelti dai loro posti. Il vento ha, più d’ogni altra cosa, questo potere di smembrare, di isolare l’individuo da tutti gli altri della sua specie. I terremoti, le frane, le valanghe sorprendono l’uomo, per caso, senza collera. La burrasca no. Lo attacca con furia, come un nemico personale, cercando di attanagliarli le membra, aggrappandosi al suo cervello, tentandogli di strappargli l’anima dal petto.

I marinai rientravano inzuppati e uscivano irrigiditi a fronteggiare le esigenze spietate e redentrici del loro oscuro e glorioso destino.

… pesanti spruzzi frustavano crepitando il suo cappotto incerato, e i marosi gli si frangevano fischiando intorno agli stivaloni; ma non staccava mai gli occhi dalla nave. Le teneva lo sguardo inchiodato addosso come un innamorato che sorvegli lo sforzo generoso di una fragile donna dalla cui esistenza, appesa ad un filo sottile, dipende tutto il significato e tutta la gioia del mondo.

Agli uomini cui la pietà sdegnosa ha accordato una dilazione, il mare immortale concede nella sua giustizia il pieno e desiderato privilegio di non riposarsi. La profonda saggezza della sua grazia non permette ad essi di meditare in pace sull’acre e complicato sapore dell’esistenza. Essi devono senza tregua dare una giustificazione della propria vita alla misericordia che ingiunge al lavoro di essere duro e incessante, dall’alba al tramonto, dal tramonto all’alba; finché l’interminabile succedersi delle notti e dei giorni, turbato dall’ostinato clamore dei saggi, che reclamano la felicità ed un cielo deserto, non è riscattato alfine dal vasto silenzio del dolore e della fatica, dalla paura muta e dal coraggio muto di uomini oscuri, dimentichi e pazienti.

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ANN DAVISON

Dovetti percorrere migliaia di miglia di oceano per scoprire che la chiave della vita sta nel coraggio. Il coraggio è la volontà di affrontare la vita di ogni giorno con tutte le noie e le banalità che ne conseguono; è capire che non si è molto importanti, accettare la cosa e non lasciarsi distogliere dai propri sforzi.

Quando un uomo dice che ama il mare, ama l’illusione di dominarlo, l’orgoglio della sua capacità, la vita speciale che si fa sul mare, ma non il mare stesso. Uno può essere toccato dalla sua bellezza e grandiosità, oppure spaventato dalla sua immensità e capacità di distruzione, ma non può amarlo più di quanto uno possa amare le stelle nello spazio infinito.

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JEAN CLAUDE IZZO

Basta aprire la finestra e si ha tutto il mare per sé. Gratis. Quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame.

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PETER LAGERKVIST

Dal mare si può imparare moltissimo. Ti dirò, anche se viaggi di paese in paese, per terre che mai prima hai veduto e grandi città piene di gente che mai prima hai conosciuto, anche se percorri tutta la terra, non imparerai mai tanto quanto dal mare. Il mare racchiude più sapere di qualsiasi altra cosa sulla terra, se sei capace di farlo parlare. Conosce tutti i vecchi segreti, perché lui stesso è così antico, più antico di tutto. Anche i tuoi segreti conosce, non illuderti. E se tu ti abbandoni a lui completamente e lasci che si prenda cura di te, se non t’intrometti con le tue insignificanti obiezioni, se non t’intestardisci su ciò che è troppo effimero e insignificante perché il mare se ne curi o persino ascolti che cosa mai vai borbottando mentre parla, mentre sta per rovesciarsi sopra la barca, allora può dare pace alla tua anima, sempre che tu ne abbia una. E se è la pace che cerchi. Questo non lo so. E non mi riguarda. Ma sia come sia, è solo sul mare, che non ha mai pace, che potrai trovare la pace.

Il mare è la sola cosa che sento sacra. E ogni giorno lo ringrazio di esistere. Per quanto infuri e faccia burrasca io lo ringrazio. Perché dà pace. Non tranquillità, ma pace. Perché è crudele e duro e spietato e tuttavia dà pace.

…… non avevo mai veduto il mare. Molte altre cose avevo visto, forse troppe. Uomini avevo visto, forse troppi. Ma il mare mai. E perciò non avevo ancora compreso nulla, non avevo capito assolutamente nulla. Come si può capire qualcosa della vita, e capire a fondo se stessi, se non lo si è imparato dal mare? Come si può comprendere gli uomini e la loro vita, il loro vano sforzarsi e il loro inseguire mete bizzarre, prima di aver spaziato con lo sguardo sul mare, che è sconfinato e basta a se stesso?

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FEDERICO GARCÌA LORCA

Il mare
sorride da lontano.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.

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MARIN MARIE

La solitudine in mare non è intollerabile come potrebbe sembrare; è molto peggiore la sorte di quelli che si portano la solitudine nel cuore; per questi non c’è porto desiderabile alla fine di un viaggio.

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JOHN MASEFIELD

Devo tornare sul mare, solitario sotto il cielo,
e chiedo solo un'altra nave e una stella per guidarla,
colpi di timone, canti del vento,
sbuffi della vela bianca,
e bigia foschia sul volto del mare
e un bigio romper dell'alba.
Devo tornare sul mare, ché la chiamata
della marea irruente è una chiara
selvaggia chiamata imperiosa:
e io chiedo soltanto un giorno di vento
con volanti nuvole bianche,
pien di spruzzi e di spuma e di strillanti gabbiani.
Devo tornare sul mare, alla vita
di zingaro vagabondo: alla via
delle balene e degli uccelli marini,
dove il vento è una lama tagliente;
e io chiedo solo un'allegra canzone
da un compagno ridente e un buon sonno
e un bel sogno
quando la lunga giocata è finita.

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HERMAN MELVILLE

Salute dunque, salute per sempre, o mare, nelle cui scosse eterne l'uccello selvaggio trova il solo riposo.
Nato io dalla terra, ma nutrito dal mare: sebbene colline e vallate mi siano state madri, voi flutti siete i miei fratelli di latte!


BERNARD MOITESSIER

È ora di stendere le mie bianche vele alla leggera brezza di sud-est che mi annuncia essere giunta l'ora di partire ancora una volta verso quella linea dell'orizzonte che la mia barca non raggiungerà mai. Ma dietro quell'orizzonte ci sono altre terre, altri amici che vorrei conoscere meglio prima di doverli lasciare.
Destino del marinaio, sempre insoddisfatto, perché pensa che, sull'altra riva, sempre più lontano debba trovarsi quello che cerca.

In mare ero felice, perché avevo trovato la pace del mio spirito, una pace totale, profonda, troppo preziosa per dover rischiare di perderla fermandomi prima del tempo giusto.
Non potevo sopportare l'idea che il mio viaggio dovesse concludersi poche settimane dopo il Capo Horn.
Il desiderio di continuare verso il Pacifico era sorto in me molto tempo prima del Capo Horn. Ma era soltanto un desiderio, qualcosa maturato dallo spirito e che la mia mente accarezzava. Soltanto dopo l'Horn, dopo l'immensa purezza dell'Horn, il desiderio di proseguire, di andare molto più lontano divenne una sorta di esigenza materiale, piuttosto che una decisione pura e semplice. Non si trattava, qui, di arrivare alla fine di un viaggio, ma di giungere alla fine di me stesso.
Dovevo proseguire, era necessario che rimanessi più a lungo nelle alte latitudini, dove l'essere umano si trova senza forze, smarrito per la consapevolezza dei suoi limiti, ma dove trova anche coscienza della sua grandezza. In quelle latitudini, sentivo che il mio essere si rimpiccioliva e s'ingrandiva, che lo spirito è carne, e che la carne è spirito. Ecco perché, quando all'alba salivo in coperta, mi piaceva urlare la mia gioia di vivere, mentre contemplavo il cielo che andava rischiarandosi su quel mare colossale per forza e per bellezza, e che, a volte, cercava di annientarmi.
Per questo ho continuato. O per lo meno credo sia questo il motivo. Certo, spesso ero preso da un forte smarrimento di fronte ai potenti colpi di vento, alle ondate gigantesche, alle nuvole gravide di pioggia che si rincorrevano a pelo d'acqua portando con loro tutta la tristezza del mondo e tutto il suo sconforto. Ma dovevo continuare lo stesso; forse perché quando si comincia una cosa, si deve condurla a termine, anche se, a volte, non se ne comprendono le ragioni…… Si può forse spiegare che non sono le stelle, il mare, il vento in se stessi a procurarci l'estasi e il sogno, ma che invece sono i nostri sensi e la nostra anima a cercare tutto ciò?

Non si chiede a un gabbiano addomesticato perché ogni tanto provi il bisogno di sparire verso il mare aperto. Ci va, e basta. È una cosa semplice come un raggio di sole, normale come l’azzurro del cielo

La musica ha il suo ritmo, l’immensità ha il suo, ogni cosa si chiarirà in mare, lì si trova il tempo di distinguere il vero da ciò che non lo è.

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MARGIE PETERSEN

La nostra vita diventa sempre più insignificante, ma al di là delle colline c’è un ampio oceano di onde spazzate dal vento.


ALAIN VILLIERS

Come urla il vento attraverso l’attrezzatura di un bastimento a vela! E come è magnifico il suo suono! Per quanto a noi porti soltanto lavoro: duro, pericoloso, tremendo. Lavoro erculeo di un tal genere che la gente a terra non può comprendere: e tuttavia noi possiamo sentire l’esaltazione dell’urlo del vento nel sartiame d’acciaio del veliero.

Era una disperata battaglia già perduta all’inizio questa lotta fra un gruppo di ragazzi e un uomo o due e tutta la furia di una tempesta dell’emisfero Sud. Ma se sapevamo benissimo che era una lotta disperata, non potevamo ammettere di averla perduta. E continuammo. … Allora non avevamo tempo di pensare al coraggio, ma solo di continuare a combattere. E combattemmo e perdemmo; ma finalmente arrivò un momento di stanca un poco più lungo degli altri, e combattemmo e vincemmo …

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