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Raccolta
di parole e pensieri scaturiti dal mare, e suddivisi per
autori
JORGE
AMADO
Perché loro,
il marinaio e la donna bruna, conoscevano il mare e sapevano
che se la notte veniva prima dell’ora, parecchi uomini
sarebbero morti nel mare, molte navi non avrebbero portato a
termine la loro rotta , diverse vedove avrebbero pianto sul capo
dei loro piccoli figli
Sul
volto dell’uomo che veniva per la strada del mare, nella
terza classe di un mercantile che aveva attraccato in tanti
porti, la pioggia si mescolava alle lacrime, il ricordo dei
deboli lampioni del suo villaggio si confondeva con le luci
annebbiate della città tempestosa.
Gli
uomini della riva del porto hanno soltanto una strada nella
loro vita: la strada del mare. Entrano in questa, perché questo è il
loro destino. Il mare è signore di tutti loro. Dal mare
viene ogni allegria e ogni tristezza perché il mare è un
mistero che neppure i vecchi marinai capiscono, che non capiscono
neppure quei vecchi mastri di saveiros che non viaggiano più e
ora rammendano soltanto vele e raccontano storie……..
Ciascuno di loro ha qualcosa in fondo al mare: un figlio, un
fratello, un braccio, una barca che ha fatto naufragio, una
vela che il vento della tempesta si è portata via. Ma
tuttavia, chi di loro non sa cantare queste canzoni di amore
nelle notti del porto? Chi di loro non sa amare con violenza
e dolcezza? Perché ogni volta che cantano e amano può essere
l’ultima volta. Quando si accomiatano dalle mogli non
danno rapidi baci come gli uomini della terra che se ne vanno
per i loro affari. Danno addii lunghi, con le mani che fanno
cenni ancora quasi a chiamare.
Non è forse
il mare la strada, non è il cammino, non è la
casa di tutti loro? Non è sul mare, sulle prore delle
barche che loro amano e fanno i loro figli?
Il
mare è bello e terribile. Il mare è libero, dicono,
e liberi sono coloro che ci vivono. Ma Dulce sapeva bene che
non era così, che quegli uomini, quelle donne, quelle
creature non erano liberi, erano incatenati al mare, erano
legati come schiavi ………
La
musica del mare era triste e parlava di morte e di amori perduti.
Nella città tutto era chiaro e senza mistero come la
luce delle lampade. Nel mare tutto era mistero come la luce
delle stelle. Le strade della città erano molte e ben
lastricate. Nel mare vi era una sola strada e oscillava, era
pericolosa. Le strade della città erano già state
conquistate da molto tempo. Quella del mare era conquistata
giornalmente, partire era ogni volta andare all’avventura.
Che
un uomo possa essere tentato di andare sul mare verso altre
terre, questo sì. Ma che lasci la sua barca per la vita
della terra, questo si può ascoltare soltanto con una
risata ……
Dicono
anche che il cuore dei marinai è volubile come il vento,
come le barche che non si fissano in nessun porto. Ma tutte
le navi hanno il nome del loro porto sulla poppa. Possono andare
per altri porti, possono viaggiare per molti anni, ma non dimenticano
il loro porto, un giorno ci ritorneranno. Così è il
cuore dei marinai. Non dimenticano mai quella donna che è soltanto
loro.
Solo
chi vive in mare sa come sia impossibile abbandonarlo.
Perché nessuno
può nascere o abitare sul mare senza amarlo come un
amante o un amico. Si può amare il mare con amarezza.
Questo amore può essere paura o odio. Ma è un
amore che non si può tradire, che non si abbandona.
Perché il mare è amico, è un dolce amico.
su

CHARLES
BAUDELAIRE
Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio: contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda.
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine:
L'accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi.
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!
su
CHARLES BORDEN
Se
un viaggio in mare non significa altro che la solita routine
di bordo, il vento, il tempo e le distanze percorse, allora
ha ben poco significato: è l’individuo al timone,
con le sue paure, speranze e successi, che rende interessante
un viaggio.
Cosa
ci importa di uno o più uomini che doppiano a vela capo
Horn? Ce ne importa perché ogni navigatore solitario è una
piccola parte dello spirito inquieto che alberga in noi.
Il
mare non tollera a lungo gli inetti e i presuntuosi. In un
lungo viaggio a bordo di una piccola barca trapela ben presto
la misura di un uomo, le sue speranze e le sue paure, la sua
fibra e gli aspetti del carattere che potrebbero altrimenti
rimanere nascosti per tutta la vita dietro una cortina di mistificazione.
su
JOSEPH
CONRAD
La
vera pace di Dio comincia in qualunque luogo che
sia mille miglia distante dalla terra più vicina.
Tutto
si può trovare in mare, secondo lo spirito che guida
la ricerca.
Se
una nave senza l’uomo è come un corpo senz’anima,
anche un marinaio senza nave non vale molto più dei
pezzi di legno che errano senza scopo sul mare.
Il
pilota vede meglio di un estraneo, perché la conoscenza
dei luoghi gli dà una vista più penetrante, che
precisa l’aspetto delle cose percepite in fretta, attraversa
i veli di bruma stesi dalle tempeste marine sulla terra, definisce
con sicurezza i contorni d’una costa ricoperta dal crespo
delle nebbie, denunzia in una notte senza stelle le forme delle
scogliere semisepolte come in una tomba poco profonda. Egli
può riconoscere perché conosce. Non è alla
lunga portata della vista, ma alla conoscenza più acuta
di ogni occhio, che il pilota domanda la certezza della posizione,
da cui può dipendere la fama di un uomo, la sua tranquillità di
coscienza, e la giustificazione della fiducia che gli è stata
testimoniata, affidandogli la nave.
E
subito mi rallegrai per la grande sicurezza che offre il mare,
specie paragonata agli affanni della terraferma; mi rallegrai
per aver scelto quella vita senza tentazioni, che non presenta
mai sollecitazioni lusinghiere, ed è come avvolta dalla
fondamentale bellezza morale che si sprigiona dalla sincerità assoluta
del suo fascino e dalla precisione dei suoi scopi.
Tutti
e cinque eravamo uniti da un forte vincolo di appartenenza
al mare e dalla solidarietà che non può nascere
dalla passione per la vela, o per i viaggi o altro ancora,
ma solo dal mestiere perché quella non è che
uno svago della vita, mentre questo è la vita stessa.
Il
vento ci perseguitò giorno dopo giorno. Soffiava con
rancore, senza tregua, senza pietà, senza calmarsi un
istante. …… Giorno dopo giorno, notte dopo notte,
intorno alla nave non c’era che l’ululo del vento,
il tumulto del mare e il frastuono dell’acqua che si
rovesciava sul ponte. Non era concesso riposo né alla
nave né a noi. …… Per noi il cielo non esisteva
più, non c’erano più stelle, né sole,
né universo - solo nuvole inquiete e un mare infuriato.
… i
nostri occhi stanchi che ancora, sempre, cercano di trar fuori
qualcosa dalla vita che mentre l’aspetti è già passata
- passata senza mostrarsi, in un sospiro, in un fiotto di luce
- insieme con la giovinezza, con la forza, con il romanzo delle
illusioni.
Jukes
si rallegrò in cuor suo d’essere vicino al capitano.
Gli bastava sapere che era anche lui in coperta per sentirsi
più tranquillo, come se, col solo fatto di essere presente,
Mac Whirr potesse reggere il peso più grave della burrasca.
Questo significa il prestigio, il privilegio e la responsabilità del
comando.
Ma nessuno al mondo avrebbe potuto dare questo genere di sollievo al capitano
Mac Whirr. E questo significa la solitudine del comando.
Poi
tutto si coprì d’una palpitante oscurità e
arrivò la vera burrasca. Paurosa e rapida, come un traboccare
improvviso di rabbia. Sembrò che la nave si trovasse
al centro di un’esplosione, di una scossa immensa, un’enorme
cascata, come se dalla parte controvento fosse saltata per
aria una diga. Gli uomini furono divelti dai loro posti. Il
vento ha, più d’ogni altra cosa, questo potere
di smembrare, di isolare l’individuo da tutti gli altri
della sua specie. I terremoti, le frane, le valanghe sorprendono
l’uomo, per caso, senza collera. La burrasca no. Lo attacca
con furia, come un nemico personale, cercando di attanagliarli
le membra, aggrappandosi al suo cervello, tentandogli di strappargli
l’anima dal petto.
I
marinai rientravano inzuppati e uscivano irrigiditi a fronteggiare
le esigenze spietate e redentrici del loro oscuro e glorioso
destino.
… pesanti
spruzzi frustavano crepitando il suo cappotto incerato, e i
marosi gli si frangevano fischiando intorno agli stivaloni;
ma non staccava mai gli occhi dalla nave. Le teneva lo sguardo
inchiodato addosso come un innamorato che sorvegli lo sforzo
generoso di una fragile donna dalla cui esistenza, appesa ad
un filo sottile, dipende tutto il significato e tutta la gioia
del mondo.
Agli
uomini cui la pietà sdegnosa ha accordato una dilazione,
il mare immortale concede nella sua giustizia il pieno e desiderato
privilegio di non riposarsi. La profonda saggezza della sua
grazia non permette ad essi di meditare in pace sull’acre
e complicato sapore dell’esistenza. Essi devono senza
tregua dare una giustificazione della propria vita alla misericordia
che ingiunge al lavoro di essere duro e incessante, dall’alba
al tramonto, dal tramonto all’alba; finché l’interminabile
succedersi delle notti e dei giorni, turbato dall’ostinato
clamore dei saggi, che reclamano la felicità ed un cielo
deserto, non è riscattato alfine dal vasto silenzio
del dolore e della fatica, dalla paura muta e dal coraggio
muto di uomini oscuri, dimentichi e pazienti.
su
ANN DAVISON
Dovetti
percorrere migliaia di miglia di oceano per scoprire che
la chiave della vita sta nel coraggio. Il coraggio è la
volontà di affrontare la vita di ogni giorno con tutte
le noie e le banalità che ne conseguono; è capire
che non si è molto importanti, accettare la cosa e
non lasciarsi distogliere dai propri sforzi.
Quando
un uomo dice che ama il mare, ama l’illusione di dominarlo,
l’orgoglio della sua capacità, la vita speciale
che si fa sul mare, ma non il mare stesso. Uno può essere
toccato dalla sua bellezza e grandiosità, oppure spaventato
dalla sua immensità e capacità di distruzione,
ma non può amarlo più di quanto uno possa amare
le stelle nello spazio infinito.
su
JEAN CLAUDE IZZO
Basta aprire la finestra e si ha tutto il mare per sé. Gratis. Quando
non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto.
Come un tozzo di pane per chi ha fame.
su
PETER LAGERKVIST
Dal
mare si può imparare moltissimo. Ti dirò,
anche se viaggi di paese in paese, per terre che
mai prima hai veduto e grandi città piene
di gente che mai prima hai conosciuto, anche se
percorri tutta la terra, non imparerai mai tanto
quanto dal mare. Il mare racchiude più sapere
di qualsiasi altra cosa sulla terra, se sei capace
di farlo parlare. Conosce tutti i vecchi segreti,
perché lui stesso è così antico,
più antico di tutto. Anche i tuoi segreti
conosce, non illuderti. E se tu ti abbandoni a
lui completamente e lasci che si prenda cura di
te, se non t’intrometti con le tue insignificanti
obiezioni, se non t’intestardisci su ciò che è troppo
effimero e insignificante perché il mare
se ne curi o persino ascolti che cosa mai vai borbottando
mentre parla, mentre sta per rovesciarsi sopra
la barca, allora può dare pace alla tua
anima, sempre che tu ne abbia una. E se è la
pace che cerchi. Questo non lo so. E non mi riguarda.
Ma sia come sia, è solo sul mare, che non
ha mai pace, che potrai trovare la pace.
Il
mare è la sola cosa che sento sacra. E ogni giorno lo
ringrazio di esistere. Per quanto infuri e faccia burrasca
io lo ringrazio. Perché dà pace. Non tranquillità,
ma pace. Perché è crudele e duro e spietato e
tuttavia dà pace.
…… non
avevo mai veduto il mare. Molte altre cose avevo visto, forse
troppe. Uomini avevo visto, forse troppi. Ma il mare mai. E
perciò non avevo ancora compreso nulla, non avevo capito
assolutamente nulla. Come si può capire qualcosa della
vita, e capire a fondo se stessi, se non lo si è imparato
dal mare? Come si può comprendere gli uomini e la loro
vita, il loro vano sforzarsi e il loro inseguire mete bizzarre,
prima di aver spaziato con lo sguardo sul mare, che è sconfinato
e basta a se stesso?
su
FEDERICO
GARCÌA LORCA
Il mare
sorride da lontano.
Denti di spuma,
Labbra di cielo.
su
MARIN MARIE
La solitudine in mare non è intollerabile come potrebbe sembrare; è molto
peggiore la sorte di quelli che si portano la solitudine nel cuore; per questi
non c’è porto desiderabile alla fine di un viaggio.
su
JOHN MASEFIELD
Devo
tornare sul mare, solitario sotto il cielo,
e chiedo solo un'altra nave e una stella per guidarla,
colpi di timone, canti del vento,
sbuffi della vela bianca,
e bigia foschia sul volto del mare
e un bigio romper dell'alba.
Devo tornare sul mare, ché la chiamata
della marea irruente è una chiara
selvaggia chiamata imperiosa:
e io chiedo soltanto un giorno di vento
con volanti nuvole bianche,
pien di spruzzi e di spuma e di strillanti gabbiani.
Devo tornare sul mare, alla vita
di zingaro vagabondo: alla via
delle balene e degli uccelli marini,
dove il vento è una lama tagliente;
e io chiedo solo un'allegra canzone
da un compagno ridente e un buon sonno
e un bel sogno
quando la lunga giocata è finita.
su
HERMAN MELVILLE
Salute dunque, salute per sempre, o mare, nelle cui scosse eterne l'uccello
selvaggio trova il solo riposo.
Nato io dalla terra, ma nutrito dal mare: sebbene colline e vallate mi siano
state madri, voi flutti siete i miei fratelli di latte!
BERNARD
MOITESSIER
È ora
di stendere le mie bianche vele alla leggera brezza di sud-est
che mi annuncia essere giunta l'ora di partire ancora una volta
verso quella linea dell'orizzonte che la mia barca non raggiungerà mai.
Ma dietro quell'orizzonte ci sono altre terre, altri amici
che vorrei conoscere meglio prima di doverli lasciare.
Destino del marinaio, sempre insoddisfatto, perché pensa che, sull'altra
riva, sempre più lontano debba trovarsi quello che cerca.
In
mare ero felice, perché avevo trovato la pace del mio
spirito, una pace totale, profonda, troppo preziosa per dover
rischiare di perderla fermandomi prima del tempo giusto.
Non potevo sopportare l'idea che il mio viaggio dovesse concludersi poche settimane
dopo il Capo Horn.
Il desiderio di continuare verso il Pacifico era sorto in me molto tempo prima
del Capo Horn. Ma era soltanto un desiderio, qualcosa maturato dallo spirito
e che la mia mente accarezzava. Soltanto dopo l'Horn, dopo l'immensa purezza
dell'Horn, il desiderio di proseguire, di andare molto più lontano divenne
una sorta di esigenza materiale, piuttosto che una decisione pura e semplice.
Non si trattava, qui, di arrivare alla fine di un viaggio, ma di giungere alla
fine di me stesso.
Dovevo proseguire, era necessario che rimanessi più a lungo nelle alte
latitudini, dove l'essere umano si trova senza forze, smarrito per la consapevolezza
dei suoi limiti, ma dove trova anche coscienza della sua grandezza. In quelle
latitudini, sentivo che il mio essere si rimpiccioliva e s'ingrandiva, che
lo spirito è carne, e che la carne è spirito. Ecco perché,
quando all'alba salivo in coperta, mi piaceva urlare la mia gioia di vivere,
mentre contemplavo il cielo che andava rischiarandosi su quel mare colossale
per forza e per bellezza, e che, a volte, cercava di annientarmi.
Per questo ho continuato. O per lo meno credo sia questo il motivo. Certo,
spesso ero preso da un forte smarrimento di fronte ai potenti colpi di vento,
alle ondate gigantesche, alle nuvole gravide di pioggia che si rincorrevano
a pelo d'acqua portando con loro tutta la tristezza del mondo e tutto il suo
sconforto. Ma dovevo continuare lo stesso; forse perché quando si comincia
una cosa, si deve condurla a termine, anche se, a volte, non se ne comprendono
le ragioni…… Si può forse spiegare che non sono le stelle,
il mare, il vento in se stessi a procurarci l'estasi e il sogno, ma che invece
sono i nostri sensi e la nostra anima a cercare tutto ciò?
Non
si chiede a un gabbiano addomesticato perché ogni tanto
provi il bisogno di sparire verso il mare aperto. Ci va, e
basta. È una cosa semplice come un raggio di sole, normale
come l’azzurro del cielo
La
musica ha il suo ritmo, l’immensità ha il suo,
ogni cosa si chiarirà in mare, lì si trova il
tempo di distinguere il vero da ciò che non lo è.
su
MARGIE PETERSEN
La nostra vita diventa sempre più insignificante, ma al di là delle
colline c’è un ampio oceano di onde spazzate dal vento.
ALAIN VILLIERS
Come
urla il vento attraverso l’attrezzatura di
un bastimento a vela! E come è magnifico
il suo suono! Per quanto a noi porti soltanto lavoro:
duro, pericoloso, tremendo. Lavoro erculeo di un
tal genere che la gente a terra non può comprendere:
e tuttavia noi possiamo sentire l’esaltazione
dell’urlo del vento nel sartiame d’acciaio
del veliero.
Era
una disperata battaglia già perduta all’inizio
questa lotta fra un gruppo di ragazzi e un uomo o due e tutta
la furia di una tempesta dell’emisfero Sud. Ma se sapevamo
benissimo che era una lotta disperata, non potevamo ammettere
di averla perduta. E continuammo. … Allora non avevamo
tempo di pensare al coraggio, ma solo di continuare a combattere.
E combattemmo e perdemmo; ma finalmente arrivò un momento
di stanca un poco più lungo degli altri, e combattemmo
e vincemmo …
su
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